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Storie di adozione. “La famiglia, un caldo nido dove poter crescere”. Un nido: la famiglia (4)

La famiglia è un caldo nido dove poter crescere ma non è l’unico bisogno di un bambino. Genitori, sì, ma anche nonni, zii, cugini, amici, insegnanti…

La storia di una coppia, come tante, che sceglie di aprirsi all’adozione, di farsi famiglia nell’accoglienza, supportata nelle gioie e nelle difficoltà dalla quotidiana presenza e sostegno della fede. Una storia di vita straordinaria nella sua ordinarietà. Un esempio di vita in cui ritrovarsi. La Pietra Scartata ve la propone in quattro appuntamenti. Oggi pubblichiamo la quarta ed ultima parte.

Per leggere il terzo (QUI)

Un nido: la famiglia

La famiglia è un caldo nido dove poter crescere ma non è l’unico bisogno di un bambino. Genitori, sì, ma anche nonni, zii, cugini, amici, insegnanti se cantano la filastrocca della condivisione senza stonature di commiserazioni, costituiscono il girotondo ideale che dovrebbe danzare attorno al piccolo.

È bello pensare alle persone capaci di piccoli gesti, di comprensione, di cose semplici che non si servono di grandi teoremi di fraternità, ma si mettono a disposizione per quel poco, per quel momento con un sorriso o una complicità che cambi l’amarezza di certe circostanze.

Fin dal principio della nostra bella storia, superato il dolore, cioè quello che ci hanno spiegato essere l’elaborazione del lutto di una gravidanza non arrivata, ci siamo sentiti guidati da un entusiasmo speciale.

 La bellezza di accogliere un bambino già nato

C’è sembrato subito bello accogliere un bambino già esistente. Ci siamo sentiti incaricati speciali, scelti per un progetto straordinario.

Quante volte ci siamo stupiti del destino che ci ha unito nonostante le lontananze: noi gente di un piccolo paese montano catapultati in grosse città del Sud America. Quante volte mi sono divertita a raccontare ai miei piccoli di quanto fosse vecchia la cicogna che si era sbagliata indirizzo, oppure che i miei piccoli erano caduti erroneamente dalla nuvoletta ed avevamo dovuto andarli a prendere.

Adesso che sono grandi gli dico che a loro è toccata la “mamma della mutua” e che anche se a loro sembra bella, è proprio quella che gli ha passato il destino. Non ci sono stati segreti a parte le favole. Non è facile parlare di chi non c’è con chi è presente e l’imbarazzo, insieme alla paura di ferire chi ti sta accanto, produce un silenzio che non è incomprensione ma rispetto del sentire reciproco.

Ciò che resta davvero è quel senso di smarrimento, che sta in fondo, in fondo al pozzo dell’abbandono. Possiamo partecipare agli effetti, ma impossibile provare tale condizione di rottura.

 Siamo stati investiti da una grande opportunità

Dicevamo allora che ci siamo sentiti scelti, non so per quali meriti.

Investiti non da una malasorte, ma da un’opportunità.

Poi c’è la forza, che è più giusto per noi credenti chiamare spirito, che ci ha sempre tutti accompagnati: noi nel difficile ruolo di genitori, loro nel complicato lavoro di figli. Tutto ciò non può essere opera nostra.

È impossibile non collegarla a Cristo.

Siamo genitori dotati di buona volontà e appagati, ciò non ci esonera dal commettere errori a volte proprio i più banali, e con la solita incoscienza che ci contraddistingue lasciamo tanto lavoro agli angeli e ai Santi.

Uno di questi è aver a volte esagerato nel racconto dei fatti di casa nostra, pensando di incoraggiare o consolare aspiranti genitori, in questo modo può darsi che i singoli componenti si siano sentiti oggetto di esibizione.

D’altro canto, non raccontare è come tenersi solo per sé tutta questa letizia e negare che possa essere di altri.

Così in questo resoconto abbiamo cercato di far sentire e intuire, al di fuori degli avvenimenti, la gran soddisfazione non di aver accettato un invito dall’alto, ma di esserci sentiti noi adottati dai nostri figli.

Pensieri e riflessioni di Mara con Vincenzo

 

 

 

 

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