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L’amore e la gioia che avremo mostrato nella nostra vita ci accompagneranno anche dopo la morte

Domenica 6 novembre 2022. XXXII domenica del tempo ordinario. Donatella e Stefano Mazzoli (Comunità La Pietra Scartata, Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Mt 5,1-12a)

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 20,27.34-38)
In quel tempo, disse Gesù ad alcuni sadducèi, i quali dicono che non c’è risurrezione: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

 

Il commento di Donatella e Stefano

In questo brano del Vangelo di Luca, quello che più ci ha colpito è la frase di Gesù: “Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui”. Luca focalizza tutto su un Dio capace di vincere la morte, un Dio che grazie alla risurrezione dimostra di essere il Dio dei viventi. Tutti noi viviamo per la risurrezione, ma la vita dopo la morte non sarà più quella terrena, se saremo giudicati degni della vita futura saremo come gli angeli, in comunione con Dio e liberi dalla preoccupazione di vincere la morte. L’amore e la gioia che avremo mostrato nella nostra vita ci accompagneranno anche dopo la morte, porteremo con noi l’amore terreno al cospetto di Dio lasciando sulla terra ciò che è umano, in una realtà completamente nuova in cui i legami affettivi della nostra vita saranno liberati da ogni vincolo e da ogni limitazione.

Il nostro è il Dio dei vivi che ci sta accanto quando siamo felici, quando siamo tristi, quando siamo preoccupati e in difficoltà; è quel Dio che ci fa vivere ogni giorno l’esperienza della vita, come dono d’amore, e della morte, come dono della risurrezione in cui lo contempleremo come figli. È grazie alla presenza di Gesù se noi abbiamo scelto l’adozione, l’amore ci ha portato a fare questo percorso nonostante la burocrazia che grava sulla procedura adottiva; il cuore è andato oltre l’ostacolo e ci ha guidato in questo cammino che ha dato i suoi frutti; non per merito nostro, ma per merito della benevolenza di Cristo che ha dato a noi il dono della maternità e della paternità e a nostra figlia il dono di essere figlia.

 

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