Non si placano i bombardamenti sull’Ucraina, dove anche la Santa Messa si celebra al suono delle esplosioni. Pregando già “Per le vittime che probabilmente ci saranno alcuni secondi più tardi”
Non si placano le violenza in Ucraina: anche nelle ultime notti le bombe hanno continuato a cadere, su Kiev e su tutto il Paese, e a lasciare al buio sempre più quartieri delle città.
Le sirene suonano in continuazione e le autorità invitano a non uscire dai rifugi. Ma la vita, in qualche modo, deve andare avanti. A maggior ragione quelle azioni che più di tutte le altre possono dare speranza alla popolazione. Come celebrare la Santa Messa.
Dire Messa mentre cadono le bombe a pochi metri
Lo sa bene il nunzio apostolico a Kiev mons. Visvaldas Kulbokas, che ha rilasciato la sua testimonianza ad Agensir: “Questa mattina – scrive – mentre celebravamo la messa, si sentivano chiaramente questi droni che si avvicinavano”.
È una sensazione strana quella di celebrare una messa pregando già per le vittime che si sa ci saranno solo qualche secondo più tardi e supplicando il Signore di accogliere tra le sue braccia le anime dei caduti.
Le parole raccolte dal Sir si riferiscono al bombardamento sulla città di qualche giorno fa, ma la situazione nel frattempo non è cambiata e ancora questa notte un nuovo attacco con i droni ha sconvolto i cieli di Kiev. Come ha spiegato Kulbokas, i droni kamikaze Shahed-136 sganciano bombe di circa 35 chilogrammi, che producono, quindi, “esplosioni importanti”, che si sentono anche a molta distanza: “Ogni esplosione è spaventosa come dimensione. Il fuoco si espande dall’edificio colpito ai dintorni”. Ma per quanto gli attacchi siano diventati, “frequenti e ripetitivi”, “per gli ucraini è meglio perdere la vita che non vivere sotto un regime che distrugge e si basa sulla violenza, sulla ingiustizia e sulla menzogna”. Il nunzio apostolico è consapevole della gravità della situazione e ammette: “Siamo in una condizione in cui ogni attimo potrebbe essere l’ultimo momento di vita. Bisogna quindi essere pronti per la vita eterna”.
Nulla è impossibile a Dio
Per farlo, la preghiera è il mezzo imprescindibile. Una preghiera che – sottolinea Kulbokas, deve essere “insistente, costante e fiduciosa. È questo il nostro compito: bussare, bussare, pregare senza fermarsi, finché il Signore ci concederà la pace. Ma finché si possa arrivare alla pace, ci vuole anche la conversione dei cuori. E in questo caso, la conversione di chi ha lanciato questa aggressione”. Uno scenario, questo sì, alquanto remoto e difficile. Ma verso il quale tendere, con la certezza che “il Signore è il Signore di tutti e quindi a Lui nulla è impossibile”.
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.


