Il vescovo, mons. Melchisedec Siculi Paluku: “Non parlo semplicemente di persone uccise, parlo di massacri veri e propri, di donne incinte squarciate, di cose che non si possono ripetere e guardare due volte”

Nel mondo ci sono conflitti messi in evidenza dai mass media e altri misconosciuti, che, purtroppo, interessano solo le popolazioni locali e vengono dimenticati, perché non toccano gli interessi politici delle potenze mondiali. L’ultima cosa che viene presa in considerazione sono le vittime, che se poi sono civili indifesi, magari indigenti, delle periferie del mondo, lasciano una traccia troppo esile per poter ricevere l’indispensabile aiuto internazionale e per colpire la nostra sensibilità.
In quei territori, purtroppo, già si muore per epidemie, per fame, per insufficienti cure mediche, quindi, non si vede la differenza se in quelle popolazioni la morte avvenga per cause “localmente naturali” o per mano di sedicenti gruppi armati, per guerre o guerriglie non dichiarate, ma ben presenti e identificabili. Non interessa, se gli attori che promuovono queste atrocità, sono potentati locali, Stati confinanti, che invece di collaborare per migliorare le situazioni locali, cercano di affermare il loro tornaconto e magari, di rivalersi di torti ricevuti in passato, dove come leggiamo su SIR il missionario Don Giovanni Piumatti asserisce “la vittima può diventare carnefice”.
Congo. Continuano le stragi nel Nord Kivu
Il 20 ottobre scorso è stata compiuta una (ennesima) mattanza, nella Repubblica Democratica del Congo, nel villaggio di Maboya, Nord-Kivu, Nella regione vi è una guerra non dichiarata, fomentata dal Ruanda, dove il gruppo armato M23, che si era sciolto molti anni fa, è tornato operativo, seminando terrore e facendo riaffacciare lo spettro della lotta fra Hutu e Tutsi.
Il vescovo, mons. Melchisedec Siculi Paluku, di Butembo-Beni, nel suo messaggio di condoglianze alla popolazione di Maboya, dove la comunità cristiana ha subito il grave eccidio, ha condannato per l’ennesima volta queste violenze. In questo ultimo episodio, sono morte sette persone, tra cui una religiosa impegnata nell’ assistenza sanitaria. In un’intervista effettuata qualche settimana prima dell’ultimo barbaro episodio, il vescovo ha detto: “Non parlo semplicemente di persone uccise, parlo di massacri veri e propri, di donne incinte squarciate, di cose che non si possono ripetere e guardare due volte, sono tragedie, che noi vediamo ogni giorno”. Poi attribuisce alle ricchezze minerarie e petrolifere di questa regione, la causa della contesa.
Questa situazione di terrore e instabilità ha condotto ad un esodo massiccio della popolazione. Medici senza Frontiere, informa che dalla fine di marzo a giugno 2022, si stima che circa 117.000 persone, si siano rifugiate in chiese, scuole o famiglie ospitanti.
Il terribile massacro è avvenuto dopo il tentativo di accordo, avvenuto il 6 luglio, tra i presidenti del Congo e del Ruanda, con la mediazione del presidente angolano. Dopo l’annuncio ottimisticamente positivo del mediatore, in realtà non si è dato corso a nessun accordo anzi, lo stesso è stato contestato dal gruppo ribelle M23 non invitato, che si ritiene congolese e parte in causa.
Il lavoro di Ai.Bi. per i bambini del Congo
La grande sofferenza di queste popolazioni, dove a rimetterci maggiormente sono sempre i più vulnerabili, i bambini, che loro malgrado devono sopportare difficoltà di ogni genere: dover fuggire dalle loro case, avere poco o nulla da mangiare, medicinali per curarsi e un alloggio sicuro, richiede uno sforzo di solidarietà grande e generoso.
Ai.Bi., si impegna da anni nella Repubblica Democratica del Congo, portando avanti diversi progetti, dedicati all’infanzia sola, abbandonata e in difficoltà familiare, a partire da quello attualmente in corso: “Dal nostro cuore a quello dell’Africa”, finanziato dalla CAI e coordinato da Ai.Bi.
Chiunque può contribuire ai progetti che Ai.Bi. porta avanti nel Paese a favore dell’infanzia sola, abbandonata o in difficoltà familiare, con una donazione una tantum, oppure aderendo al progetto “Adotta a distanza i bambini degli orfanotrofi del Congo.
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