Carmine, orfano di femminicidio: “Qui a Napoli abbiamo un detto: ‘Chi ha La madre è ricco e non lo sa’. Questa cosa per chi la madre l’ha persa, come me, è verissima”

Ancora un altro 25 novembre è arrivato. Sono trascorsi più di 20 anni, da quando l’Assemblea delle Nazioni Unite ha istituto questa importante giornata per sensibilizzare tutti, contro questa terribile piaga che avvolge ogni società. Perché ricordiamolo: la violenza sulle donne non dipende dal ceto sociale, dalle condizioni economiche, è trasversale. Non riguarda solo le ferite fisiche e le violenze che delle donne ledono il corpo o quel che è peggio, mettono fine alla vita per un rifiuto. A ferire una donna possono essere anche le parole ripetute, gli insulti, le pressioni psicologiche, le vessazioni economiche. Troppo spesso il loro aguzzino si nasconde tra le pieghe degli affetti. Può essere un marito, un compagno, un familiare, un ex che non riesce ad accettare la fine di una relazione.
Dobbiamo dire NO alla violenza contro le donne ogni giorno. Ma la giornata internazionale del 25 novembre ci permette di ricordare di tenere sempre alta guardia, perché la violenza di genere è anche un fatto culturale e l’inversione di rotta può avvenire solo con la sensibilizzazione costante della società.
No alla violenza contro le donne: le vittime di femminicidio
Ogni forma di violenza contro le donne è odiosa, ma quella che pone fine alla loro vita non ha parole per essere descritta: sono bambine, ragazze, donne. Sono mamme. E allora lì il fatto si complica ulteriormente. Perché le vittime di femminicidio, in questo caso diventano due: la donna e suo figlio, rimasto al mondo senza l’affetto e il sostegno di sua madre.
Così è accaduto a Carmelo. La sua testimonianza è stata raccolta da Vanity Fair. Quando sua madre Enza è stata uccisa in strada dal suo ex compagno, lui di anni ne aveva 17: “Ce lo trovavamo sempre fuori dalla porta di casa -racconta-la tormentava ogni giorno”.
Dopo la morte della sua mamma, per due anni, nella vita di Carmelo c’è solo un immenso dolore: “Avevo lasciato la scuola, non m’interessava nulla, pensavo solo a mia madre”.
Poi, piano, piano, Carmine ha trovato la forza per andare avanti. Ad aiutarlo anche l’incontro con Roberta Beolchi, presidente di Edela, associazione che si occupa di “sostenere gli orfani di femminicidio e le famiglie affidatarie, spesso formate da nonni e zii che da un momento all’altro si ritrovano madri e padri di bambini profondamente traumatizzati”
Sono oltre duemila i minori rimasti orfani della mamma a causa del femminicidio
In Italia, sottolinea Vanity Fair, sono oltre duemila i minori rimasti orfani della mamma a causa di femminicidio. Quando ha fondato l’associazione, la presidente di Edela, si è subito resa conto della mancanza, nel nostro Paese, di un registro che ne raccolga i nomi e quindi “aiutarli e sostenerli è ancora più complicato”. Le uniche tutele che questi minori hanno, sono quelle della legge 4 del 2018, (che tutela gli orfani a causa di crimini domestici) che però, scrive il magazine: “risulta molto carente nella vita pratica e quotidiana degli orfani e delle famiglie affidatarie, a cui è destinato un contributo mensile pari a 300 euro”.
A vivere ogni giorno con il ricordo di una mamma che non c’è più, ci sono loro, i figli.
“Qui a Napoli – racconta Carmine- abbiamo un detto: ‘Chi ha La madre è ricco e non lo sa’. Questa cosa per chi la madre l’ha persa, come me, è verissima. Mi viene in mente questo esempio, quando si è giovani e si fa tardi, ogni dieci minuti arriva il messaggio di tua madre che vuole sapere dove sei, quando torni, cosa stai facendo, ecco io quel messaggio non lo ricevo più dal 2015. E mi manca”.
Carmine ha raccontato la sua storia in un libro: “Là dove inizia l’orizzonte” per Graus Edizioni. È stato una terapia per me – confida a Vanity Fair- forse mi sono salvato anche perché sono riuscito a scriverlo”.
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