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Maurizio Chiodi: condividere con i figli la preghiera (3)

Prima ancora di accompagnare e di fare partecipare i bambini alla celebrazione dell’Eucarestia occorre che i genitori introducano i loro bambini alla preghiera domestica, facendoli pregare e soprattutto pregando davvero con loro

Volentieri pubblichiamo on line il contributo di Maurizio Chiodi proposto nel corso di un incontro di spiritualità dedicato alle famiglie dell’Associazione “La Pietra scartata” e del movimento Ai.Bi. Amici dei Bambini e ripreso nel fascicolo n. 12 della rivista semestrale “Lemà sabactàni? – contributi per una cultura dell’accoglienza”.

 Gli appunti proposti da don Maurizio Chiodi – docente di teologia morale presso il Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II” di Roma e la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, autore del libro Dramma, dono, accoglienza. Antropologia e teologia dell’adozione (Edizioni San Paolo, 2020), ispiratore dell’Associazione La Pietra Scartata e suo primo Consigliere Spirituale, nonché direttore editoriale della rivista “Lemà Sabactàni?” – hanno come unico intento quello di favorire e invitare ogni famiglia cristiana a vivere la ‘straordinaria’ esperienza della preghiera.

 Con la preghiera non si tratta certo di caricare le famiglie di ulteriori incombenze, pesi da portare o obblighi da osservare. Al contrario – osserva Chiodi – «la preghiera è a monte e valle del dono dello Spirito: ‘a monte’, perché essa è come un luogo che predispone lo spazio e il tempo per accogliere il Soffio di Dio, che ci dona se stesso, e ‘a valle’ perché essa è il frutto di questa grazia che lentamente plasma e trasforma la nostra vita, rendendoci immagine del Figlio che è immagine del Padre», come dice l’apostolo Paolo «e noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» (2Cor 3,18).

Le sette tappe in cui viene proposto il testo e che scandiranno la preziosa riflessione di don Maurizio Chiodi, mettono in luce il rapporto originario e costitutivo tra la preghiera e la fede, la famiglia come ‘luogo’ della preghiera e forma privilegiata dell’educazione alla fede, le resistenze e le obiezioni che si frappongono sul cammino di chi vuole introdursi alla preghiera, il legame tra famiglia e comunità cristiana, le forme concrete della preghiera.

Terza tappa (Per leggere la seconda QUI)

  1. I modi, i tempi, i luoghi, le forme della preghiera

Nelle sue forme ordinarie, la preghiera richiede – molto più che qualche bella parola – una speciale attenzione ai modi, ai tempi, ai luoghi, alle forme. Ci soffermiamo su queste ‘porte d’accesso’ all’esperienza della preghiera, cercando di prestare attenzione ai suoi vari profili, da quello comunitario a quello personale, da quello di coppia a quello con i figli.

5.1 I modi della preghiera

Anzitutto ci sono i modi della preghiera. È chiaro che, nella comunità cristiana, la preghiera dell’Eucarestia è l’attuazione evidente ed esplicita del nostro essere chiesa del Signore, convocati a fare memoria grata dell’evento salvifico della sua Pasqua. Sotto questo profilo, l’Eucarestia è il culmine e l’origine di ogni preghiera e anche dell’educazione alla preghiera: come dice il Concilio Vaticano II, essa è il sacramento «fonte e culmine [fons et culmen] di tutta la vita cristiana» (Lumen Gentium, 11 b).

Per i coniugi, partecipare insieme alla celebrazione dell’Eucarestia è occasione importante e decisiva, ordinaria e straordinaria per vivere quella grazia del sacramento che essi accolgono ogni giorno e che così si diffonde in tutta la vita. La partecipazione insieme – se possibile – può essere occasione preziosa per compiere alcuni gesti rivelatori della grazia che lega l’uno all’altra e ambedue al Signore: prepararsi (prima) all’ascolto della liturgia Parola con la lectio, darsi la mano durante il Padre nostro, scambiarsi il segno della pace e magari un piccolo biglietto di gratitudine al termine della celebrazione …

Qui mi pare meriti un cenno particolare anche la partecipazione all’Eucarestia della famiglia intera, con figli – anche se questo discorso non riguarda né quelli già adolescenti, per i quali si pongono altre questioni, né quelli troppo piccoli. È infatti evidente che, dal punto di vista educativo, ciò che è il culmine e l’origine – l’Eucarestia – non deve essere necessariamente proposto fin dall’inizio, anche se è ad esso che si tende.

In ogni caso, prima ancora di accompagnare e di fare partecipare i bambini alla celebrazione dell’Eucarestia occorre che i genitori introducano i loro bambini alla preghiera domestica, facendoli pregare e soprattutto pregando davvero con loro. Credo che questo sia un aspetto importante: è importante che i genitori, fin dall’inizio, non si limitino a ‘far dire’ le preghiere ai loro bambini, ma che essi stessi preghino con loro.

Per questa ragione i genitori non devono meravigliarsi o inquietarsi troppo se i bambini, specie se piccoli, durante la preghiera disturbano o pregano male. Non si prega (solo) per loro. L’obiettivo, pregando con i figli, non è tanto quello di fare pregare i figli. Sono i genitori che, anzitutto, pregano e con loro pregano pure i figli, ovviamente tenendo conto in modo determinante che, in quelle preghiere, sono presenti pure i bambini. I genitori, pregando, condividono con i figli questa cosa bella della vita, come condividono, nei modi e nei tempi opportuni ovviamente, tante altre cose belle della loro vita.

 

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