Domenica 14 agosto. XX domenica del tempo ordinario. Grazia e Massimo Ranuzzi (Comunità La Pietra Scartata, regione Lazio) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Il commento di Grazia e Massimo
Il battesimo con il quale Gesù sarà battezzato è il Mistero pasquale, mistero di morte e di Resurrezione. Il fuoco che accenderà sarà quello dello Spirito Santo e verrà appiccato nel cuore dei credenti. “Ma questo non sarà esente da un atto violento. Tutto passerà da una divisione, o meglio da una separazione: questo è il termine più adatto. Ma non è stato così l’atto creativo? Si legge nella Genesi che, quando Dio crea il mondo, separa le cose. Separa la luce dalle tenebre, l’acqua dalla terra; separa l’uomo dalla donna. Tutto è distinto, tutto è separato. La divisione in questo senso è un passaggio obbligato, necessario. Ed è violenta. Così scriveva nel suo diario Anna Masi quando dovette lasciare sua sorella: “Ti accorgi delle cose belle che hai tra le mani quando stanno finendo. Mi sto accorgendo di quanto pur non sapendolo sono attaccata a Maria, mia unica sorellina. Devo essere capace di lasciarla andare e questo è un aspetto di povertà, penso. Vivere con serenità i distacchi non è facile … ma forse devo crescere. Bisogna vivere i passaggi della vita con la loro fatica perché poi nasca qualcosa di nuovo, avendo fiducia che sarà migliore. Come una madre quando sta per dare alla luce un figlio: non vorrebbe vivere il passaggio del parto, sicuramente perché è doloroso, ma anche perché il figlio si separerà da lei. Ma perché questo figlio sia figlio, bisogna che lei viva questi passaggi che, anche se dolorosi e faticosi, la porteranno ad una gioia più grande”.
È la logica della vita, quella vera. La separazione è violenta ma è per generare vita nuova. Quando nasciamo c’è il primo grido per il distacco dall’utero materno, ma subito dopo la possibilità di entrare in una relazione d’amore più grande perché oltre la mamma, arrivano il papà, i nonni, gli zii … ; il secondo distacco quando crescendo iniziamo la storia d’amore con la nostra sposa/o, viviamo la separazione dalla nostra famiglia di origine, ma anche la possibilità di accedere ad una relazione d’Amore sia come sposa/o che come genitori. Ripensando all’esperienza adottiva possiamo affermare che anche l’abbandono è divisione, separazione. Ogni bambino che viene abbandonato subisce questo atto violento perché lo priva del suo diritto-bisogno di essere amato come figlio. Per Patricia, Amanda e Rafael è stato così, hanno vissuto l’abbandono ma sono riusciti a rinascere, risorgere quando hanno iniziato a sentirsi amati come figli. Noi due, con la sterilità abbiamo esperimentato l’abbandono, la separazione dal nostro desiderio di maternità e paternità. È stato l’incontro con i nostri tre figli, che ci ha poi permesso di comprendere il progetto D’AMORE che DIO aveva riservato per noi sposi. Ecco allora il perché dell’affermazione di Gesù “Sono venuto a portare ‘divisione’ nelle famiglie”: purché da essa possiamo avvicinarci sempre più a LUI, alla Sua proposta di diventare Sua Somiglianza (Gen. 1,26 “Poi Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza”).
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