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Perchè mai noi dovremmo prenderci cura dei minori fuori famiglia? Intanto qualcun altro se ne occuperà…

Domenica 10 luglio. XV domenica del tempo ordinario. Laura e Fabio Bassi (Gruppo Famiglie – Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 10,25-37)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,25-37)

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

 

Il commento di Laura e Fabio

Leggendo un brano di Vangelo ognuno di noi può soffermarsi su particolari diversi. Noi ad esempio siamo rimasti colpiti dalle figure del sacerdote e del levita che sono passati oltre il moribondo lasciandolo in mezzo alla strada. Perché non si sono fermati? Per indifferenza? Per paura che i briganti fossero ancora in zona?

Quante volte abbiamo testimoniato ad amici, conoscenti o anche sconosciuti la nostra esperienza come affidatari e spesso la reazione è di ammirazione per ciò che facciamo. Eppure nonostante essi abbiano davanti agli occhi e sentano con le loro orecchie quanta sofferenza portano con loro questi bambini decidono di “andare oltre”. Per paura di impegnarsi? Per indifferenza? Perché pensano che tanto qualcun altro se ne occuperà?

E poi ovviamente c’è la figura del samaritano, colui che “vede” e “ne ha compassione” colui che gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, lo portò in una locanda e si prese cura di lui. Come non vedere in questa figura il genitore affidatario che ha compassione della sofferenza di questi bambini, che si fa loro vicino e che si prende cura di loro?

Sicuramente il samaritano è colui a cui noi affidatari ci sentiamo più vicini in questo brano di Vangelo, eppure un altro papà affidatario qualche tempo fa diede un’altra chiave di lettura di questo brano che ci ha scossi nel profondo.

Ci disse che secondo lui il buon samaritano non eravamo noi affidatari, ma Gesù che vede le sofferenze dell’uomo lasciato percosso in una strada (i bambini che vivono situazioni di disagio) e viene a bussare al nostro albergo (la nostra casa), ci mostra come curare le ferite (il vissuto di questi bambini) e ci dice di prendercene cura. Ci chiede anche di fidarci, noi di lui: ci conosce nell’intimo e sa che magari possiamo fare fatica durante il percorso di accoglienza affidataria; per questo ci assicura che ci rifonderà di tutto, perché non teniamo nulla per noi: qualsiasi cosa spenderemo (le fatiche, i sacrifici, le lacrime, i vuoti), lui ci rifonderà … e ci ha anche già dato l’anticipo!

Del resto non ci chiede forse di amare Dio con tutta la nostra forza, con tutta la nostra mente e di amare il nostro prossimo come noi stessi?

Non solo ce lo chiede, ma ci mostra anche come farlo, e come il samaritano chiede all’albergatore di occuparsi del povero uomo fino al suo ritorno, così chiede a noi di fidarci di Lui perché dovremo aspettare che torni e non ci dice quando tornerà. Passeranno due, tre giorni? Qualche settimana o qualche mese? E se dovessero passare degli anni? Fino a quando continueremo a spendere per il malcapitato? Ovvero a sacrificarci per questi bambini? Fino a quando continueremo a fidarci della Parola di quel Samaritano?

Alla luce di questa nuova chiave di lettura possiamo affermare che continueremo a fidarci del samaritano finché la nostra fede rimarrà forte come la convinzione che amare il nostro prossimo come noi stessi sia già un anticipo di vita eterna qui nel mondo!

Il brano di Vangelo termina con Gesù che dice al dottore della legge “Và e anche tu fa lo stesso”, frase con cui ci invita ad amare il prossimo riconoscendo che siamo prossimo, con la nostra povertà d’animo e il bisogno dell’altro, a non passare oltre, a non chiudere gli occhi e a scegliere ogni giorno di essere vita, anche per gli altri!

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