Il Pontefice ha dovuto rinunciare per problemi al ginocchio al suo viaggio in Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo, dove i conflitti si inaspriscono e la preghiera di una pace duratura si fa più che mai urgente
Più del problema al ginocchio, più della smentita su un tumore che non c’è, più delle voci su dimissioni che non sono mai state prese in considerazione, e fatta salva la preoccupazione per la situazione in Ucraina, nella lunga intervista concessa da Papa Francesco alla Reuters emerge un fatto in particolare che ha creato al pontefice “molta sofferenza”: l’aver dovuto rinunciare al viaggio in Africa. Un viaggio che era ormai imminente e molto atteso tanto da Bergoglio quanto dai Paesi che avrebbe dovuto visitare: Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo.
Un viaggio di speranza e di pace
In questi giorni il Cardinale Paolo Parolin si è recato in quei luoghi “a nome del Papa”, a dimostrazione dell’attenzione del Vaticano per la situazione e della volontà di promuovere con ogni mezzo la pace: parto “rinfrancato dall’esperienza fatta nella Repubblica Democratica del Congo” – ha detto Parolin lasciando Kinshasa per recarsi a Juba, capitale del Sud Sudan dove comincerà la seconda tappa di un viaggio compiuto, come riporta Vatican News, con la speranza di aiutare a realizzare una pace duratura, affinché “ci sia la capacità di riconciliarsi e si trovino degli accordi per chiudere questa pagina dolorosa”.
Pensieri e preoccupazioni quanto mai attuali perché, mentre il mondo è concentrato su altri fronti, in Sud Sudan e, soprattutto, nella Repubblica Democratica del Congo la situazione è molto complicata. In Nord Kivu, in particolare, i combattimenti tra i gruppi M23 e FARDC (militari congolesi) si aggravano e si avvicinano alla città di Goma. A fine maggio gli scontri hanno raggiunto il villaggio di Kibumba, la zona dove si è compiuto l’assassinio dell’Ambasciatore Luca Attanasio e dove erano in corso i preparativi per ospitare la celebrazione della Santa Messa che avrebbe dovuto celebrare Papa Francesco durante la sua visita.
Kibumba oggi si è svuotata, sono scappati quasi tutti, ma ormai sono più di 20 anni che la città vive in questo stato di terrore: dai campi profughi dei rifugiati del genocidio rwandese, alla ribellione degli AFDL a quella dei CNDP, alla guerra degli M23 del 2012-13 conclusa con la morte, sempre a Kibumba, del famigerato generale Bosco Ntaganda, alla successiva lotta interna tra i gruppi armati, ai combattimenti di oggi.
Tante sigle, ai più sconosciute, anche a chi a Goma e nel Nord Kivu ci vive da un po’ di tempo, che non fanno altro che sottolineare la follia di una guerra che ha radici lontane e prosegue tra momenti di calma apparente e terribili combattimenti ormai diventati il terribile pane quotidiano.
Il viaggio del Papa mirava proprio a portare un fortissimo messaggio di pace in questi territori da tempo così sofferenti.
Il viaggio, come già detto, è purtroppo saltato (sostituito dalla visita del Cardinale Parolin), ma la speranza che arrivi una pace duratura è in cima alle preghiere di tutti.
Nella Repubblica Democratica del Congo, Ai.Bi. porta avanti da anni un progetto di Adozione a Distanza per i bambini dell’orfanotrofio Sodas. Con 25 euro al mese, meno di un caffè al giorno, si può contribuire a garantire a questi bambini tra i 5 e i 14 anni spazi adeguati, cure, frequenza scolastica e, soprattutto, la speranza di un futuro!
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