Chi poteva pensare lontanamente alla bellezza di tre paia di occhi scuri e profondi, brillanti illuminati e gioiosi, che cercano continuamente l’incrocio con i tuoi. E chi la dolcezza profonda della voce che ti chiama mamma, papà
La storia di una coppia, come tante, che sceglie di aprirsi all’adozione, di farsi famiglia nell’accoglienza, supportata nelle gioie e nelle difficoltà dalla quotidiana presenza e sostegno della fede. Una storia di vita straordinaria nella sua ordinarietà. Un esempio di vita in cui ritrovarsi. La Pietra Scartata ve la propone in quattro appuntamenti. Oggi pubblichiamo il secondo.
Per leggere il primo (QUI)
L’incontro
Non si può dimenticare il momento dell’incontro.
Quel bambino che sentivi crescere dentro senza che il corpo si modificasse sembrava scoppiare in un pathos psicologico che non poteva più essere contenuto. Quel bambino che esisteva ed era cresciuto nello spirito aveva compiuto la sua lunga gestazione: era nato. Nato per noi. Nati insieme noi. Un attimo un abbraccio, la magia di un incontro che ci avrebbe legati per sempre.
Per ognuno dei nostri figli tutto è avvenuto con la stessa intensa emozione.
Il primo e la seconda nel caldo Brasile, in compagnia del sole e dell’allegra dignità che ne caratterizza gli abitanti. Per la terza, la più piccola, in Bolivia dove la temperatura altalenante si abbina ai contrasti cromatici e al senso di trascendenza che ne caratterizza le genti.
È stato bello andarli a prendere. La nostra storia è partita dall’ambiente che hanno conosciuto per primo. Così si è allargato il nostro orizzonte visivo e interiore; da quel momento non è stato più possibile vedere il mondo da un solo punto.
Non ci aspettavamo bambini piccoli come abbiamo avuto: una di 40 giorni, uno di 3 anni e l’ultima ancora di… 3 anni… forse, circa… la data di nascita è completamente sconosciuta. Ora in casa ci sono due splendidi ragazzi e una cucciola di 9 anni.
È buffo parlare di età anagrafica quando davvero al momento dell’adozione è avvenuta una seconda nascita che ha fatto cambiare rotta al tempo e azzerato l’orologio.
Quindi quel bambino è un neonato adottivo che ha diritto al recupero di questa dimensione. Sinceramente, i momenti critici, alla luce di tutto questo tempo trascorso, trovano un collegamento solo parziale con l’età di adozione, e non è possibile approvare la teoria che più sono piccoli e meglio è. L’età non è che un aspetto nella complessità di un simile evento.
Certo un figlio è un dono.
Nessun figlio non è mai come lo avevi desiderato … Chi poteva pensare lontanamente alla bellezza di tre paia di occhi scuri e profondi, brillanti illuminati e gioiosi, che cercano continuamente l’incrocio con i tuoi. E chi la dolcezza profonda della voce che ti chiama mamma, papà.
Più di quello che avresti potuto sognare.
Tutta questa gioia potrebbe sembrare non vera se non esistessero i momenti critici.
La fatica accompagnata dalla tensione generata dalla responsabilità della crescita umana in alcuni momenti sembra travolgerti.
Eppure, se ripensiamo al passato scopriamo di essere ormai sordi al dolore sentito, o piccole o grandi le preoccupazioni sono quelle quotidiane. Quante possibilità da una parte, quanti svantaggi dall’altra. La meta è la serenità. Vorremmo che l’avventura che ci ha coinvolto lasciasse in eredità ai nostri figli un senso di pace.
L’esperienza particolare di una famiglia non è un fenomeno isolato, vive all’interno della comunità.
Qui la parola adozione non è condivisa, non è compresa. Bambini fortunati che hanno trovato famiglia. Questo è il pensiero comune. Un modo semplice per liquidare la faccenda ed evitare un approfondimento. Difficile far comprendere che si tratta di un atto di giustizia, un rimedio dovuto.
C’è poi il momento difficile, quando nell’indifferenza sorge qualche problema, allora è utilizzata tutta la fantasia e la sapienza (ci sono i documentari e i romanzi televisivi) per certificare l’evidente inferiorità e anormalità. Così l’indifferenza si trasforma in diversità. Diversità in un mondo di simili omologati che fuggono in questo modo dalle proprie paure.
È in quei momenti che la fatica non trova ristoro. L’isolamento e l’indifferenza sono certo un nodo problematico.
Ci sono momenti nel nostro vissuto che sono stati rivelatori del senso profondo a noi sconosciuto e che c’è svelato nel tempo.
Pensieri e riflessioni di Mara con Vincenzo
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