Domenica 31 luglio. XVIII domenica del tempo ordinario. Renata e Giovanni Solfrizzi (Comunità La Pietra Scartata – Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
Il commento di Renata, Jussara e Giovanni
Nella versione della “Bibbia di Gerusalemme” questo episodio del Vangelo di Luca è raccontato sotto il titolo “Non accumulare tesori”: un titolo, ma anche un’esortazione, che in prima battuta appare anzitutto un invito alla sobrietà, ma che lascia anche un po’ spiazzati coloro che – come noi – si cimentano nell’offrire un commento al Vangelo nel segno dell’accoglienza cercando di esprimere la gioia per la ricchezza della propria vita familiare.
Certamente, questo brano di Vangelo è innanzitutto un invito a riflettere su cosa sia la ricchezza per noi; sentirsi ricchi può significare qualcosa di diverso da persona a persona: chi si sente ricco quando raggiunge il potere, chi accumulando denaro, chi se ottiene visibilità e privilegi…
Ognuno di noi ha un suo senso della ricchezza: ma che senso ha la ricchezza?
La parabola che Gesù racconta ci fa pensare, sì, all’abbondanza terrena, umana, tangibile, ma ci porta a ragionare anche su un altro tipo di ricchezza, la ricchezza spirituale, che ci arricchisce di più perché ci “arricchisce davanti a Dio”.
Quanto vale, quanta ricchezza c’è nell’amore di un figlio? Quanto ci si può sentire ricchi, anche senza avere “accumulato”, quando una figlia ci dice: “Che bello che siete venuti a prendermi in Brasile, avete fatto proprio bene, sono proprio contenta che siate la mia mamma e il mio papà!”. E questo è il nostro tutto, la parola definitiva che chiude la bocca a tutti quelli che ti guardano un po’ così perché tua figlia non fa l’università, non diventerà una ricca manager di successo, né un medico di fama, o un ingegnere, o…
Anche oggi, il Vangelo ci chiama a riflettere sul senso della nostra vita: come preferiamo spenderla? Costruendo forzieri per riempirli di quanta più ricchezza possibile o diventando ricchi davanti a Dio? Eh già, ma come si diventa ricchi davanti a Dio? Provando a donargli tutte le nostre povertà, la povertà di spirito e di cuore che ogni tanto ci colpisce, donandogli i nostri errori quotidiani, affidandoci totalmente a Lui, chiedendogli aiuto e perdono: solo così saremo davvero ricchi e di una ricchezza che durerà in eterno, non solo qui sulla terra, “perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni”, perché, come spesso ripete Papa Francesco a proposito della ricchezza terrena, «… il sudario non ha le tasche!».
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