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Dall’appello di san Giovanni Paolo II al progetto Bambini in Alto Mare: non abbiate paura di accogliere!

lps-bam“Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!” L’invito all’accoglienza è uno degli appelli più famosi tra quelli rivolti alla comunità cristiana da san Giovanni Paolo II, di cui oggi 22 ottobre ricorre il 36esimo anniversario dell’inizio del Pontificato e per la prima volta la Chiesa festeggia la sua ricorrenza come santo. Proprio con le parole del Papa polacco, Diego Moretti, referente nazionale del progetto “Bambini in Alto Mare” ha iniziato, venerdì 17 ottobre a Teggiano (Sa), il suo intervento di presentazione dell’impegno di Amici dei Bambini in favore dei minori stranieri non accompagnati. Intervento – avvenuto nel corso della settimana di passaggio da Teggiano delle reliquie del santo pontefice – che riportiamo di seguito.   

 

Era il 22 ottobre 1978 quando all’interno del suo discorso di inizio pontificato pronunciò la famosa esortazione “Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera! Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa!”

In quell’occasione io avevo solo pochi mesi di vita ma nonostante ciò, queste parole hanno accompagnato le mie scelte di vita, come una luce che indica un cammino da intraprendere. Ed è così che ho la fortuna di poter fare un lavoro che è anche una missione, cioè fare il possibile e, a volte, tentare l’impossibile per accogliere il Bambino Abbandonato. E’ Gesù che me lo chiede, nel Vangelo di Marco: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me” (Mc  9, 37). E’ la missione di Amici dei Bambini, un’associazione familiare nata circa 30 anni fa per lottare contro la quarta piaga del nostro tempo: l’abbandono. Le prime tre piaghe dell’umanità si vedono e si possono toccare con mano: sono la guerra, la malattia e la fame. L’abbandono invece è una piaga subdola perché non si vede, ma fa morire dentro.

Ed è questo sentimento che si portano dentro i tanti minori stranieri non accompagnati che giungono in Italia. Ai.Bi. non poteva stare a guardare e il 3 ottobre 2013, in seguito al tristemente noto naufragio avvenuto al largo di Lampedusa, ha avviato il progetto “Bambini in Alto Mare”. Esso prevede 5 linee d’azione.

La prima linea di intervento viene attuata nei Paesi d’origine attraverso la prevenzione delle partenze; infatti AiBi è una Organizzazione Non Governativa e come tale ha in essere dei progetti di cooperazione internazionale, tesi a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo. Attraverso anche delle campagne informative, vogliamo far capire che intraprendere un viaggio della speranza affidandosi a persone senza scrupoli è molto pericoloso, per se stessi e per i propri familiari.

Alcuni opinionisti affermano che l’elevato numero di profughi arrivati in Italia è dovuto all’operazione Mare Nostrum. E’ vero, questa è una variabile che può aver inciso sul numero di partenti. Ma credo ci sia una variabile ancora più incidente, e cioè l’aumentato numero di conflitti sia in Africa che in Asia. Mi riferisco al conflitto in Siria del quale siamo testimoni attraverso la presenza del nostro cooperante e corrispondente Luigi; ben due sedi di AiBi sono state distrutte dalle bombe, ma nonostante tutto vogliamo stare accanto a chi soffre, in particolare ai bambini! La nascita di nuovi movimenti islamisti come l’ISIS ha destabilizzato un’area già provata dalle tensioni come il Kurdistan (tra Iraq e Turchia). E non dimentichiamo la striscia di Gaza, il fallimento delle primavere arabe, il rigurgito dei talebani in Afghanistan, gli attentati di Boko Haram in Nigeria e quelli degli Al Shabaab  nel corno d’Africa!

Insomma, è quella famosa Terza Guerra Mondiale di cui ha parlato pochi mesi fa Papa Francesco, che si traduce in un movimento migratorio diretto principalmente in Europa. Ed è qui che si inseriscono altre due azioni che riguardano l’accoglienza in famiglia o in un centro di prima accoglienza.  Abbiamo voluto dare la possibilità a un diverso tipo di accoglienza che è quello caratterizzato dalla famiglia. Da ottobre 2013 a oggi abbiamo raccolto circa 1500 disponibilità su tutto il territorio italiano: sono famiglie e persone che si sono rese disponibili ad accogliere un Minore o una mamma con bambino nella loro casa.

Purtroppo ci scontriamo con la difficoltà di concretizzare questo tipo di accoglienza perché è necessario anche un rinnovamento culturale a favore della pratica dell’affido. Nei luoghi di sbarco era necessario anche provvedere a creare degli spazi idonei per accogliere queste persone, e ciò l’abbiamo fatto con Casa Mosè, un centro di prima accoglienza così denominato dai primi egiziani accolti che hanno voluto riconoscersi un po’ in quella figura biblica di Mosè, salvato dalle acque a una vita nuova. E le storie che ci raccontano sono molto simili; ci rendiamo conto che l’Italia è un Paese di transito e non la meta del viaggio. Alcuni di loro hanno dei parenti in Europa ed è qui che si inserisce la nostra quarta linea d’azione: il ricongiungimento familiare.

Capita a volte che per arrivare in Italia sia necessario un viaggio molto lungo in termini non solo territoriali, ma anche temporali. Alcuni arrivano dopo aver visto cose indescrivibili: vedono morire i compagni di viaggio nella traversata del deserto, scappando dal clima o dai predoni, o da chi fa anche traffico di organi! Molti muoiono nel Mediterraneo e chi arriva non può far altro che ringraziare. E alcuni vogliono tornare a casa, pertanto laddove vi è richiesta, possiamo offrire sostegno per le pratiche di rimpatrio assistito. In generale sono numeri molto bassi ma dobbiamo sempre tenere conto che spesso i Paesi dai quali provengono questi minori sono Paesi dove ci sono guerre o condizioni di povertà tali che intraprendere un viaggio è l’unica speranza.

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