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Le nove beatitudini di Gesù: parole che sfidano la nostra logica normale

Mercoledì 1 novembre. Solennità di tutti i Santi. Don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».


Il commento di Don Massimiliano

Il Monte delle Beatitudini è una collina che si trova a 200 metri sopra il Lago di Tiberiade, ma, data la particolare configurazione della zona, la sua altitudine è negativa, misura 25 metri sotto il livello del mare. Questa cornice paradossale è del tutto adatta al contenuto delle parole di Gesù che sfidano la nostra logica normale. Provo a immaginare il Maestro seduto oggi sul prato di quell’altura e circondato da gente della sua terra: persone in fuga dagli orrori, terrorizzate dalle deflagrazioni delle bombe e da armi di ogni tipo, angosciate dalla minaccia degli attentati, private di ogni cosa soprattutto della vita dei propri cari strappati via dall’odio, dalle guerre, dall’ingiustizia di interessi oscuri e violenti e sepolti anche dall’indifferenza di tanta parte dell’umanità. Gesù li guarda compassionevole e dice loro, per nove volte: “Beati”!
Ma, come possono sentirsi felici uomini, donne e bambini disperati, sprofondati nel dolore? E come possiamo noi fare nostre le Beatitudini mentre non troviamo ragioni e parole per ciò che accade e che ci sentiamo così incapaci di cambiare qualcosa?

Eppure il Signore sa bene ciò che ci insegna. Lo sa perché lo fa. È Lui l’uomo beato del regno dei cieli: povero, nel pianto, affamato di giustizia, perseguitato, insultato, tradito e poi ricompensato, saziato, consolato, pacificato e pacificatore, misericordioso, puro e mite, figlio di Dio! È Lui, crocifisso e risorto, la nostra via che sale anche da sotto terra, è Lui il monte che si erge dalla depressione per essere percorso insieme da uomini e donne di buona volontà, guidati dalle Sue parole e dal Suo esempio e sorretti dalla sua grazia. “Beati” non è una vaga proclamazione o una vana esortazione consolatoria. È il programma di vita che si dispiega davanti a chi segue Cristo e che comincia sempre da dove ci si trova, con Lui che non ci abbandona neppure nell’abisso del male e della morte. E con tutti i Santi che ci precedono, ci accompagnano e ci seguono, compagni di viaggio e di lotta verso il regno dei cieli più veri, quelli che abbracciano un mondo di pace.

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