DOMENICA 29 MAGGIO. Ascensione del Signore. Don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale della Comunità La Pietra Scartata) commenta il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 24,46-53)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,46-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Il commento di don Massimiliano
Nella solennità dell’Ascensione del Signore si leggono gli ultimi versetti del Vangelo di Luca, che raccontano il congedo di Gesù dai discepoli. Il momento dovrebbe essere connotato da tristezza e rammarico e invece i toni sono quelli della promessa, dell’impegno, della gioia e della lode adorante. Il Cristo che sale al cielo è Colui che ha compiuto le Scritture, ha patito ed è risorto e che ora, nella sua nuova presenza tra noi, comincia da Gerusalemme a essere annunciato a tutti i popoli come via di grazia, di conversione, di perdono.
Ciò che è cominciato allora non si è concluso, si sta svolgendo ancora adesso, anche qui tra noi.
La Pasqua del Signore, sempre da intendere come inseparabile realtà della sua passione, morte e resurrezione, non è solo un tratto della storia, sperimentato da alcuni testimoni e narrato poi come evento passato. Cristo è con noi ora ed è vivo e sperimentabile da tutti attraverso i testimoni ai quali si affida, dagli apostoli di allora a chiunque oggi si lascia raggiungere, anzi “rivestire” dalla “potenza dall’alto”, dallo Spirito Santo, che ininterrottamente soffia nelle nostre vite il respiro del Risorto, il suo infinito legame d’amore con il Padre.
Non è tanto una realtà da spiegare, quanto invece da incontrare.
Come? Nel brano c’è una traccia vincente da seguire: Gesù conduce i discepoli “verso Betania” e si stacca da loro “alzate le mani … mentre li benediceva”.
Betania è da allora e per sempre il luogo dell’amicizia, del calore della casa dove è ospite e commensale il Signore, del coraggio di stare con lui anche quando diventa pericoloso, del profumo dell’amore gratuito, generoso, appassionato. E la benedizione è la sigla perenne dello sguardo di Dio sui suoi figli ed è operata con le mani, sintesi della relazione per eccellenza che è insieme trascendente e operosa.
Dove oggi “nel nome di Gesù” si costruiscono amicizia e fraternità tra le persone, nelle famiglie, nella società e tra i popoli, lì c’è il Signore. Là dove nel suo nome si offre e si riceve perdono, dove l’impegno ad amarci gli uni gli altri come Lui ci ha amato si rinnova umilmente e tenacemente, lì è l’amore di Dio con noi.
Nelle case e nelle relazioni personali dove la parola reciproca si educa pazientemente e si volge via via alla benedizione, cioè a dire, a riconoscere e a fare il bene sempre e per ogni persona, lì abita lo Spirito Santo.
Di questo siamo testimoni, questo annunciamo e di questo viviamo!
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