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La dinamica dell’Amore Trinitario: accogliere un figlio ed essere accolti come un figlio

2 gennaio 2022. Seconda domenica dopo Natale. Cristina e Paolo Pellini della Comunità La Pietra Scartata -Regione Lombardia commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

[In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta]. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Il commento di Cristina e Paolo

In questa prima domenica dell’anno, la liturgia del rito romano ci presenta il famosissimo prologo al Vangelo di Giovanni.
In questa sublime pericope evangelica ci viene presentata da Giovanni, nella sua alta teologia, l’identità di Gesù Cristo. Lui è il Logos, il Verbo, cioè quella persona divina che esisteva presso il Padre prima dell’inizio del mondo, attraverso cui, insieme allo Spirito Santo, il Padre ha creato il mondo, e che nella pienezza dei tempi, cioè al tempo della vita di Giovanni si è incarnato e si è fatto uomo per essere luce agli uomini nelle tenebre. Di fronte a questa realtà, che ci viene comunicata nella sua verità dal discepolo che Gesù più amava, restiamo stupiti e ammirati e non possiamo fare altro che lodare Dio per il suo stupendo piano di creazione e di redenzione.

Tutto ciò ci viene ricordato anche all’inizio del 2022. Il mondo sta vivendo il tempo pandemico e tanti sono in preda allo smarrimento. È utile, allora, ricordarsi in quale contesto le nostre vite sono inserite. Dio ci ama, ci ha creati e non ci abbandona. Ci ama al punto da mandare suo Figlio a redimerci e a donarci senza misura lo Spirito Santo, che ci permette di vivere delle vite buone, secondo la sua volontà. Ecco allora che non ci manca nulla per affrontare la vita e sue battaglie, ciascuno secondo quello che si sente chiamato a fare.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”.

Queste parole riflettono come nell’accoglienza reciproca si diventa figli: se accogli Cristo diventi figlio di Dio, non per volere di uomo o per legame di sangue ma per volere di Dio stesso. Se accogli come figlio un bambino abbandonato diventi a tua volta  figlio del Padre e se quel bambino ,in un atto di fede, ti accoglie come padre/ madre a sua volta diventa figlio.


Chi si sente quindi chiamato ad accogliere i bambini in difficoltà non può non pensare, in questo inizio d’anno, ai bambini abbandonati, in particolare a tutti quei bambini che ancora vivono soli in Paesi sconvolti da conflitti armati. Ai bambini dell’Ucraina, della Siria, della Libia, dello Yemen, per citare solo i paesi più vicini. Preghiamo Dio perché il 2022 segni la fine dei conflitti. Perché Dio susciti degli operatori di pace. Che saranno chiamati figli di Dio. Come non pensare, in questo principio dell’anno, ai circa 180 milioni di bambini abbandonati che, nel mondo, vivono negli orfanotrofi o oppure pasciuti e accuditi in ogni loro bisogno materiale nelle ricche comunità di accoglienza dell’Occidente, ma privi di papà e mamma? Come non pensare alle migliaia di bambini che nel nostro paese hanno bisogno di essere accolti in una famiglia affidataria? Hanno sete e fame di papà e mamma.
Che Dio li aiuti e li sostenga e che Dio aiuti noi in questo nuovo anno a gridare queste cose a gran voce per suscitare sempre più desiderio di consapevole accoglienza nelle famiglie.

Ringraziamo inoltre Dio per l’anno passato, per quanti nonostante le difficoltà, acuite dalla pandemia, si sono resi disponibili all’accoglienza. Grazie, Dio, di averle chiamate. Fa che possano essere di esempio e di stimolo a tante altre famiglie, a tante coppie di sposi che capiscano che, a volte, la paternità e la maternità può essere “allargata”. Che si può espandere fino ad accogliere quel bambino in difficoltà, accogliendo il quale, quasi senza accorgerne, si accoglie il Logos, il Verbo, il centro delle nostre vite. Amen.

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