19 dicembre 2021. Quarta domenica di Avvento. Cristina e Claudio Cafarelli, del Gruppo Famiglie – regione Lombardia, commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Il commento di Cristina e Claudio
Che forza Maria!
Il versetto precedente a questa pagina del Vangelo di Luca (il v. 38) ci presenta un fatto che cambia la storia del mondo: “Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei”. Siamo di fronte a una ragazza che ha appena dato il suo “OK” a un piano (e che piano!?) propostole niente poco di meno che da Dio. Sembra una questione abbastanza “impegnativa”, eppure… lei “si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda”.
La nostra reazione di fronte a questa Parola è stata all’unisono: ma come?!?! Con tutto quello che aveva da fare?! Si è appena impegnata a diventare la “Madre di Dio” e cosa fa? Corre (se “raggiunse in fretta”, vuol dire che corre), in salita (“verso la montagna”), ad aiutare Elisabetta, che è al sesto mese.
Sembra una follia! E forse lo è! Eppure è proprio quello che capita anche a noi quando diciamo i nostri “sì”, i nostri “eccoci”.
Magari noi abbiamo tempi leggermente più lenti. Noi, ad esempio, dopo aver ricevuto in dono due splendidi bambini, abbiamo impiegato oltre due anni prima di deciderci a intraprendere il cammino che ci ha portati a diventare genitori affidatari. Conosciamo famiglie che hanno impiegato tempi simili anche per decidersi ad avviare le pratiche per aprirsi all’adozione. E alcuni nostri amici hanno avuto lo stesso approccio anche nei confronti della genitorialità “più standard”.
Al di là dei tempi, la cosa straordinaria è che, una volta detto “sì”, una volta che ti apri all’Onnipotenza di Dio, scopri di avere risorse che non immaginavi neanche di avere, si attivano canali di cui ignoravi l’esistenza: la Provvidenza ti si fa prossima e tu ne diventi in qualche modo “rappresentante”.
Sì, perché l’Onnipotenza di Dio dipende da te.
Come può Dio prendersi cura di quel bambino abbandonato se tu non apri il tuo cuore (e la tua casa)?
Come può Dio prendersi cura dei genitori di quel bambino in difficoltà se tu pensi solo a te stesso e a poco più? Se non apri i tuoi occhi e riesci a guardarli come tuoi fratelli e tue sorelle che forse hanno solo attraversato un momento difficile e che possono riprendere in mano la loro vita, se solo tu li aiutassi (sì, proprio tu, che sei – ricorda – il rappresentante della Provvidenza di Dio su questa terra)?
E allora sì che diranno bene di noi (saremo benedetti), sì che porteremo gioia a chi ci sta intorno. Perché abbiamo “creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.
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