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Dov’è il mio prossimo oggi. Siria: fra le tende dei campi profughi di Idlib dove ogni giorno si può incontrare la morte

In Siria, ad Idlib, sono stati almeno 60 i bambini uccisi in circa 700 raid aerei e bombardamenti negli ultimi cinque mesi

Mentre in Siria, ancora, dopo più di 10 anni, continua ad imperversare il conflitto. Le famiglie siriane tentano di sopravvivere ad incertezza, guerra e povertà, cercando di portare avanti la propria “quotidianità” tra i rumori delle bombe. Tra loro c’era anche la famiglia Khodr, fin quando un raid aereo russo, alcune settimane fa, non l’ha spezzata per sempre.

Era una giornata normale per la famiglia Khodr, che lavorava in un pollaio nelle fattorie di Brouma, nella provincia settentrionale di Idlib.

“Siamo entrati nell’hangar dell’allevamento di pollame– racconta Ali Khodr ad Al Jazeera – all’improvviso ho visto una luce brillante e sono svenutoMi sono risvegliato coperto di detriti, mi sono rispolverato e ho visto mio fratello Yehya. Non mi avrebbe risposto. Era morto”.

Siria. Una famiglia distrutta

Khodr durante quel maledetto raid, non ha perso solo suo fratello. Anche il suo figlioletto Hassan di sei anni è morto. Stava raccogliendo le olive in cortile. “Il missile – racconta Khodr– è atterrato a soli 20 metri circa da dove si trovava HassanHassan non andava a scuola, perché era un po’ troppo lontana, ma gli piaceva”. Assieme a lui, Khodr ha perso anche sua moglie di Yehya, Sidra e gli altri due figli: Assaad di due anni e Marwa di un anno.

La famiglia era fuggita dalla campagna di Aleppo a causa del conflitto e si era rifugiata ad Idlib, tentando di sbarcare il lunario. Khodr ha subito un trauma cranico, ustioni facciali, lividi e una lieve lesione agli occhi durante l’attacco alla fattoria, ma è vivo. Le sue ferite a lui non interessano, straziato com’è nell’anima e nel cuore da quello che è successo alla sua famiglia: “I russi dicono che stanno prendendo di mira persone armate. Questi bambini sono criminali?” si sfoga.

Siria. Continua la strage degli innocenti

In Siria, ad Idlib, sono stati almeno 60 i bambini uccisi in circa 700 raid aerei e bombardamenti negli ultimi cinque mesi, ha detto ad Al Jazeera il coordinatore dei media della Protezione civile siriana Moussa al-Zaidan. Le tensioni continuano ad aumentare nell’ultima roccaforte dei ribelli nel nord-ovest del Paese, dove una tregua raggiunta nel marzo dello scorso anno è stata ripetutamente violata.

Il cessate il fuoco ha posto fine ad una schiacciante offensiva del governo sulla Siria nordoccidentale. Idlib, assediata dal governo siriano che è determinato a riprenderla, fa affidamento su un valico di frontiera con la vicina Turchia, un corridoio di consegna degli aiuti designato dalle Nazioni Unite che ne consente la distribuzione ad Idlib senza passare attraverso il governo di Damasco. I gruppi di aiuto e gli ospedali affermano che è l’ultima ancora di salvezza per circa 4,4 milioni di siriani. Circa la metà sono sfollati interni. La maggior parte sono donne e bambini, ha detto ad Al Jazeera la portavoce dell’UNHCR Rula Amin.

Negli ultimi dieci anni, dalla rivolta siriana del 2011, che si è trasformata in una guerra brutale e sfaccettata, centinaia di migliaia di persone sono state uccise, milioni sono state costrette a lasciare le loro case e le infrastrutture del Paese sono state distrutte. Sebbene il conflitto possa essersi placato in vaste aree della Siria devastata dalla guerra, Amin afferma che l’impatto della “costante raffica di minacce” per i bambini durerà per gli anni a venire.

Anche se riescono a fuggire fisicamente illesi – spiega Aminsono traumatizzati dalla violenza e dalla sofferenza di cui sono testimoni. Un circolo vizioso si è impadronito del loro passato, presente e, purtroppo, ora, del loro futuro”.

 Siria. Non lasciamoli soli!

Ai.Bi. opera in Siria dal 2014 in supporto alle popolazioni civili vittime del conflitto, nelle aree più colpite. Oggi, in particolare nella provincia di Idlib, dove insieme al suo partner locale Kids Paradis porta aiuti umanitari alle famiglie sfollate nei campi informali. Grazie al progetto “Non lasciamoli soli”, Ai.Bi. nell’ultimo anno, ha potuto fare molto: costruire serre per la coltivazione di ortaggi, distribuire kit igienici, acqua potabile e capi di bestiame alle donne capofamiglia. Ma se tanto è stato fatto, ancora di più c’è da fare! Chiunque può dare il proprio supporto attraverso una donazione e scegliendo di Adottare a Distanza il progetto per la Siria.

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