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Angelus. Ecco il miracolo raccontato in diretta tv da Papa Francesco

“Lui si aggrappò alle grate della Basilica e tutta la notte pregando la Madonna, combattendo per la salute della figlia: questa non è una fantasia, l’ho visto io, l’ho vissuto io!”

Al centro dell’Angelus di Papa Francesco di domenica 24 ottobre sono stati la preghiera e la fede che possono fare miracoli.

Il Vangelo di domenica narrava infatti del miracolo di Gesù che, uscendo da Gerico, ridona la vista a Bartimeo, un cieco che mendica lungo la strada. La fede di Bartimeo è forte. L’uomo grida con tutta la voce che ha in corpo: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”

Non gli chiede qualche spicciolo – osserva Papa Francesco- come fa con i passanti. No. A Colui che può tutto chiede tutto. Alla gente chiede degli spiccioli, a Gesù che può fare tutto, chiede tutto: “Abbi pietà di me, abbi pietà di tutto ciò che sono”. Non chiede una grazia, ma presenta sé stesso: chiede misericordia per la sua persona, per la sua vita. Non è una richiesta da poco, ma è bellissima, perché invoca la pietà, cioè la compassione, la misericordia di Dio, la sua tenerezza”.

Ecco che allora, il Santo Padre, partendo dall’esempio di Bartimeo chiede a noi tutti di riflettere sullo stato e sulla qualità della nostra preghiera:

È coraggiosa, ha l’insistenza buona di quella di Bartimeo, sa “afferrare” il Signore che passa, oppure si accontenta di fargli un salutino formale ogni tanto, quando mi ricordo? Quelle preghiere tiepide che non aiutano per niente. E poi: la mia preghiera è “sostanziosa”, mette a nudo il cuore davanti al Signore? Gli porto la storia e i volti della mia vita? Oppure è anemica, superficiale, fatta di rituali senza affetto e senza cuore? Quando la fede è viva, la preghiera è accorata: non mendica spiccioli, non si riduce ai bisogni del momento”.

Preghiamo con speranza, avendo fiducia che il Signore possa ascoltare le nostre preghiere

Papa Francesco, ci esorta nell’avere fiducia che il Signore ci ascolta e che può esaudire realmente le nostre preghiere e per darne una conferma racconta un miracolo al quale il Santo Padre ha assistito quando era arcivescovo di Buenos Aires. Riguarda la miracolosa guarigione di una piccola di 9 anni, che, a causa di una forte infezione, si trovava in fin di vita, tanto che i medici avevano detto ai genitori che non avrebbe passato la notte, ma che grazie alle preghiere del padre si era miracolosamente salvata.

Non era la prima volta che il Papa ne narra la vicenda. Era già capitato nel mese di maggio, durante un’udienza generale.

“Quell’uomo – si legge sull’Agi che, nell’occasione, aveva riportato le parole del Papa –Uscì piangendo, lasciò la moglie lì con la bambina nell’ospedale, prese il treno e fece i 70 chilometri di distanza verso la Basilica della Madonna di Lujan, la patrona dell’Argentina, e lì era chiusa già la basilica, erano quasi le 10 di sera… e lui si aggrappò alle grate della Basilica e tutta la notte pregando la Madonna, combattendo per la salute della figlia: questa non è una fantasia, l’ho visto io, l’ho vissuto io: combattendo, quell’uomo lì. Alla fine, alle 6 del mattino, si aprì la chiesa, entrò a salutare la Madonna e tornò a casa. Tutta la notte in combattimento”.

Quando arrivò” in ospedale cercò la moglie e non trovandola pensò: “No, la Madonna non può farmi questo… poi la trova sorridente, ‘non so cosa è successo, i medici dicono che è cambiata così e che adesso è guarita’. Quell’uomo lottando con la preghiera ha avuto la grazia della Madonna, la Madonna l’ha ascoltata. E questo l’ho visto io: la preghiera fa dei miracoli”.

E noi abbiamo quanto coraggio mettiamo nella nostra preghiera?

Per leggere l’Angelus del Papa QUI

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