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Dio ha bisogno di uomini con gli occhi ben aperti, che vedano una delle più grandi ingiustizie nel mondo :milioni di bambini privati dell’amore di mamma e papà

17 ottobre 2021. XXX domenica del tempo ordinario. Cristina e Paolo Pellini, della comunità La Pietra Scartata – Regione Lombardia, commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 10,46-52)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,46-52)
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Il commento di Cristina e Paolo

Per essere guariti dalla nostra cecità, fisica e spirituale, è necessario invocare l’aiuto di Cristo. Non basta essere vicini a Lui, avere la fortuna di trovarsi lungo la strada nella quale Lui sta passando, bisogna proprio invocarlo, urlare la richiesta di aiuto con convinzione, con la consapevolezza che quella sia l’unica via di Salvezza. Gesù vuole così. Vuole che noi ci fidiamo di Lui, vuole che ci affidiamo a Lui, che riconosciamo la Sua capacità di guarirci. Bartimeo il cieco è a Gerico, mentre Gesù sta partendo, ma Gesù non si ferma di Sua iniziativa davanti a Bartimeo. È Bartimeo che prende l’iniziativa. È lui che si fa sentire al passaggio di Gesù, implorandolo a gran voce. E lo fa nonostante molte persone vicino a lui cerchino di impedirglielo (che scandalo!), sostenendo che il Maestro non vada disturbato.
Ma questa è un’assurdità, perché il Signore Gesù è venuto in Palestina 2000 anni fa ed è vivo oggi proprio per guarirci. Lui infatti è il medico delle nostre anime, pronto a ridarci la vita tramite il dono dello Spirito Santo, dono che fa fiorire il nostro deserto; dono che Lui ha guadagnato a noi tramite la Sua preziosissima morte e risurrezione.

Là dove nei nostri animi domina la tristezza, lo scoraggiamento, il pessimismo, la stanchezza, Lui vuole portare gioia, coraggio, ottimismo, forza. L’unica condizione che pone è che glielo chiediamo con umile convinzione, come il cieco di Gerico, senza farci scoraggiare dai tanti che dicono che Dio non c’è o, se c’è, che non ci ascolta, si tiene lontano dalle nostre miserie, immerso in chissà quali alti pensieri. Chiediamo senza farci condizionare da chi dice che dobbiamo contare solo sulle nostre forze, perché se crediamo in noi stessi, possiamo cavarcela da soli. Altrimenti siamo solo delle mezze calzette destinate a soccombere nel drammatico gioco della vita. Che inganno! Che tragica illusione! Che assurdo e inutile spreco di sforzi ed energie umane! Credere in noi stessi, in realtà, è riconoscere la nostra finitezza: solo conoscendo il limite possiamo superarlo ma guardando a Cristo.
Insegniamo ai nostri figli, che l’uomo ha limite in se stesso, ma non in Cristo.
Mettiamoci nelle mani di Dio Trinità e Lui farà di noi un capolavoro. Ci farà vedere con gli occhi del nostro spirito quello che prima non vedevamo, accecati dal nostro io e dalla nostra enorme presunzione. E allora lo seguiremo lungo la strada, come fa Bartimeo, che avendo riconosciuto il vero bene, inizia a seguirlo, non potendosene e non volendosene più staccare. Ci piace pensare che Bartimeo abbia seguito Gesù fino all’ultimo viaggio a Gerusalemme, fino alla croce e oltre, insieme agli apostoli e agli altri discepoli. Le scritture non lo dicono, Bartimeo non verrà più citato, ma lui rimane il simbolo di tutti noi, che ciechi, in certi periodi della nostra vita, possiamo vedere se solo lo vogliamo veramente e sappiamo chi è Colui (e Coloro, non dimentichiamo mai la Trinità!) al quale possiamo rivolgerci.

Del resto, Dio non ha bisogno di uomini ciechi, ma ha bisogno di uomini con gli occhi ben aperti, che vedano le enormi e umanamente insuperabili ingiustizie nel mondo e che abbiano il coraggio di lottare con tutte le proprie forze contro di esse. Milioni di bambini privati dell’amore di mamma e papà: che enorme, colossale, ingiustizia! Eppure l’amore che sprigiona un bambino quando finalmente torna a essere figlio, apre a noi gli occhi verso il giusto, il bene e il possibile.
Preghiamo Dio Padre perché ci apra gli occhi per vedere e ci dia sempre il coraggio nel cuore, tramite lo Spirito, per lottare fino a che tutti i figli del mondo abbiamo dei genitori. Amen

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