Giuseppe non chiede le ragioni del suo abbandono, semplicemente procede nel suo cammino in una nuova dimensione: riconoscere e accogliere nella libertà il progetto di Dio nella vita che non assume mai le forme aride di un ineluttabile destino e neppure quelle caotiche di un indecifrabile e casuale fato

Il fascicolo n. 12 della rivista “Lemà sabactàni?”, in continuità con la sequenza di incontri proposti nel cammino di esplorazione del mistero dell’abbandono e dell’accoglienza nella storia della salvezza, affronta la vicenda di Giuseppe, figlio di Giacobbe, narrata in uno dei racconti più affascinanti e coinvolgenti di tutta la Bibbia.
Più ci si accosta alla storia di Giuseppe, più le identificazioni e le convergenze con le condizioni di abbandono e di accoglienza note nel percorso adottivo emergono e si attivano, suscitando ulteriore rielaborazione circa l’interpretazione di tali esperienze, rilette alla luce della Parola di Dio capace di svelarne l’autentico senso.
Il numero della rivista intende verificare la possibile pertinenza di questo collegamento che riproponiamo col seguente quesito: il racconto biblico illustra solo la storia di Giuseppe o il suo senso è in grado di estendersi altrove, coinvolgendo anche i figli e le famiglie adottive e/o affidatarie?
Certo, se c’è “un abbandono” e “un grido” pare scontato il nostro interesse e, forse, siamo in presenza di una serie di eventi che consentiranno di riprendere alcuni fondamentali quesiti: come può un bambino abbandonato da sua madre credere ancora in una mamma? Quale relazione possiamo istituire tra abbandono e salvezza? È sempre necessario “un abbandono” affinché si determini la salvezza o “la salvezza” si presenta per smascherare e smentire l’inganno prodotto da un abbandono senza che questi sia una sua necessità?
L’intento del fascicolo è proporre un itinerario al fianco di Giuseppe cercando di far emergere alcuni passaggi sintomatici della sua storia, peraltro decisamente noti e reperibili anche in molte storie adottive: un abbandono superato da un’accoglienza; un’adozione che costituisce una nuova condizione che tuttavia viene poi rimessa in profonda discussione; un secondo “tradimento” a cui segue un secondo, finalmente definitivo, percorso di adozione (vendetta? Rimozione? Perdono? Ringraziamento?).
In questa seconda adozione, le dinamiche dell’accoglienza sono estese e coinvolgono tutti i protagonisti (genitori biologici, figli, genitori adottivi, …), tutti sono chiamati e coinvolti nel processo adottivo dagli esiti non scontati: è infatti in gioco la verità di un amore libero, fedele nel tempo a una promessa che desidera essere confermata e certo non smentita o compromessa.
Un esito non preventivabile e non conseguibile a scapito di una libertà che viene chiamata e interpellata: potrebbe subire la tentazione dell’indifferenza, l’illusione della rimozione, la violenta seduzione della ritorsione e della vendetta…
Ma il cammino del perdono che apre alle soglie della gratitudine dove e quando si intraprende? Quanto tempo richiede? Perché Dio avrebbe condotto Giuseppe per questa strada? Perché la “prima adozione” non ha risolto l’intera vicenda?
Giuseppe non chiede le ragioni del suo abbandono, semplicemente procede nel suo cammino in una nuova dimensione: riconoscere e accogliere nella libertà il progetto di Dio nella vita che non assume mai le forme aride di un ineluttabile destino e neppure quelle caotiche di un indecifrabile e casuale fato.
Nel numero della rivista sono, dunque, affrontate diverse questioni e rilanciati i quesiti, raccolte esperienze e testimonianze, analisi e ricerche dal profilo biblico, teologico, antropologico ed etico. Sul nostro sito ospitiamo e proponiamo in nove distinte tappe la riflessione condotta da Marco Griffini – Il grido del perdono (la gioia di Dio) – il quale ci introduce alla storia di Giuseppe e ci accompagna lungo le sue tappe salienti a partire dalla cisterna, dal luogo in cui prende corpo un abbandono che inaugurerà un percorso di alterne e sempre più decisive vicende.
Griffini verificherà similitudini e analogie della storia di Giuseppe sia con la condizione di Gesù in croce, sia con le esperienze dei figli abbandonati e dei genitori che li hanno accolti.
Seguendo le orme di Giuseppe lungo un itinerario segnato da due grida, quello dell’abbandono e quello del perdono, Griffini si propone di indagare se anche dal grido di abbandono di Giuseppe trovi origine quel cammino che porta alla salvezza: “vogliamo, ancora una volta, comprendere se è vero che il Padre non ti abbandona ma, anzi, ti benedice”.
Gianmario Fogliazza
Ecco le nove tappe in cui si articola il percorso:
- L’abbandono di Giuseppe
- La “prima” adozione e il male dell’abbandono
- Il fallimento della “prima” adozione
- Ma Dio rimase con Lui!
- Un incontro inaspettato
- Il Perdono
- Il Ringraziamento
- Il grido del perdono
- La “Logica” di Dio
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