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Perché i cattolici, oggi, “contano” poco nella società?

Pagnoncelli: “Rispetto a un impegno politico, i credenti avrebbero davvero molto da dire, a iniziare dal concetto di Bene comune, che nasce proprio in campo cristiano”


Nando Pagnoncelli è un nome noto per il suo ruolo di “investigatore” dell’opinione pubblica. D’altra parte, come amministratore delegato di Ipsos Italia, società specializzata in sondaggi, la sua voce si trasforma spesso in cassa di risonanza delle opinioni e dei pensieri degli italiani.
Grazie a questo ruolo, Pagnoncelli è un attento osservatore e conoscitore della società così come delle realtà cattoliche, che ha spesso indagato nel proprio lavoro. Diventa molto interessante, allora, leggere l’intervista rilasciata ad Avvenire che prova a delineare un quadro del ruolo dei cattolici oggi.
Punto di partenza è l’accusa spesso mossa ai cattolici di essere “irrilevanti” all’interno della società attuale. “Un calo c’è stato” rispetto al passato – risponde Pagnoncelli. Che, però, sottolinea come “a volte influisce più che il sentire esterno, quello interno del cattolico stesso… Siamo davanti a una frammentazione identitaria, cioè non si avverte che la fede debba restare in collegamento con quanto si fa nella quotidianità. E questo riduce la fede a un frammento della propria identità che non dialoga con gli altri. Siamo davanti più a una irrilevanza vissuta soggettivamente piuttosto che al mancato riconoscimento da parte degli altri”.
A domanda dell’intervistatore, Pagnoncelli cita un esempio di questa “frammentazione”: il primo viaggio di Papa Francesco a Lampedusa. Nell’occasione, la maggior parte dei credenti era favorevole al viaggio. Ma quando una settimana dopo allo stesso campione fu chiesto di esprimersi sul respingimento in mare dei clandestini, anche un questo caso si ebbe una percentuale favorevole.

Eppure, le indagini certificano che la partecipazione dei cristiani alle attività di volontariato e nell’impegno sociale è alta. Vero, risponde Pagnoncelli, ma anche in questo caso a volte il tutto viene percepito come “un atto dovuto, scontato, è quasi naturale che la Chiesa faccia così. Ma dare per scontato qualcosa comporta spesso la perdita del valore che c’è dietro a questo impegno. Come dire che la Chiesa o il credente ‘devono’ fare così, non che ‘vogliono’ farlo”.

I valori dell’impegno dei cattolici nella società

Da qui a parlare dell’impegno politico dei cattolici il passo è breve. Così come facile arriva la constatazione che, oggi, non se ne veda una traccia molto evidente. Eppure, risponde Pagnoncelli: “I credenti e la Chiesa avrebbero davvero molto da dire, a iniziare dal concetto di Bene comune, che nasce proprio in campo cristiano”.
Come valori prioritari di un impegno dei credenti in politica vengono citati la sostenibilità, con relative scelte coerenti con il bene comune; l’attenzione a politiche che affrontino davvero l’attuale divisione tra ‘garantiti’ e ‘non garantiti’; l’uso responsabile delle risorse; la lotta all’evasione fiscale; le politiche per la natalità e il sostegno ai giovani; i temi dell’educazione e della formazione; il ricorso ai vaccini e il green pass come atto di responsabilità e di solidarietà.

D’altra parte non mancano gli inviti rivolti da papa Francesco alla Chiesa in tal senso. “Richiami chiari e forti – sottolinea Pagnoncelli – che invitano tutti i credenti a riscoprire il proprio senso di responsabilità rispetto al Bene comune, alla vita della comunità, partendo dal senso di essere cristiani e dall’idea di futuro che si vuole proporre per il bene di tutti. La Chiesa ha tutte le potenzialità per essere ancora più significativa nella società di oggi. E i cattolici devono crederci per primi”.

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