Sempre più drammatica la situazione di Haiti, dove all’instabilità politica si è aggiunto il disastro del terremoto. I missionari chiedono di pregare, mentre Ai.Bi. ha lanciato una raccolta fondi

Sui giornali e gli organi di informazione italiani ha tenuto banco giusto un paio di giorni, dopodiché è come sparito dai radar. Ma le conseguenze del terremoto di Haiti non si fermano alla conta dei morti e dei feriti (che, tra l’altro, continua a crescere), infierendo su un Paese poverissimo e martoriato da decenni.
La protezione civile locale ha dichiarato che i morti sono oltre 2000, mentre sono più di 600 mila le persone che hanno bisogno di un aiuto immediato.
Ai.Bi. si è subito attivata con una raccolta fondi per i bambini delle “sue” Creche (come vengono chiamati i piccoli istituti locali), a cui tutti possono partecipare attraverso le modalità specificate in questa pagina e specificando nella causale “Haiti, emergenza terremoto”; ma, chiaramente, i bisogni sono tantissimi e la situazione è quasi disperata.
I missionari chiedono di pregare per Haiti
Sempre News ne scrive in un lungo reportage, basato sulle testimonianze dei missionari della Comunità Papa Giovanni XXIII che da anni opera nel Paese. Ne emerge uno scenario drammatico, nel quale il terremoto non ha fatto altro che esasperare un clima precario, già destabilizzato dall’uccisione del Presidente e dalle proteste e il vuoto di potere che ne è seguito. Le persone rimangono chiuse in casa, i bambini non giocano più per le strade, chi esce lo fa per cercare qualcosa da mangiare per l’unico pasto della giornata.
In tutto questo, la pandemia da Covid viene come rimossa dai pensieri, ma non dalle conseguenze, anche perché le misure igieniche sono quasi inesistenti e gran parte della popolazione non pensa che le mascherine servano a qualcosa contro questa “maledizione”. Gli ospedali sono saturi e l’ossigeno da somministrare ai pazienti scarseggia.
Eppure, anche in questo dramma, spuntano semi di speranza: il sorriso di un bambino, il gesto di chi non si ferma e va comunque a trovare i parenti o a portare l’acqua potabile nei villaggi, anche sapendo di rischiare che ogni volta che si avventura per strada potrebbe non tornare.
I rapimenti sono all’ordine del giorno, con diverse bande armate che rapiscono anche le persone anziane in cerca di possibili riscatti. Tanti non fanno più ritorno a casa e di loro non si sa più nulla.
Il minimo che si possa fare è non dimenticare tutto questo e, per lo meno, dedicare un pensiero e una preghiera, come chiedono i missionari, affinché, ancora una volta, Haiti possa riprendersi e ritrovare un minimo di serenità.
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