“Abbandono/accoglienza: prendere sul serio l’esperienza umana dei bambini abbandonati-accolti come luogo strategico in cui ascoltare e interpretare la rivelazione compiutasi in Gesù Cristo

Il numero 1 della rivista “Lemà sabactàni?” costituisce, insieme al n. 2, il primo di due fascicoli destinati ad illustrare l’identità e il senso della rivista così come delle sue prospettive, per offrire un contributo in ambito antropologico, teologico, sociale, giuridico e culturale stimolando e animando la riflessione civile ed ecclesiale sui temi dell’accoglienza famigliare adottiva ed affidataria.
Il primo numero della rivista ospita anche il primo dei preziosi e fondamentali contributi al tema del teologo Alberto Cozzi (vicepreside della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e preside dell’ISSR di Milano) negli anni pubblicati sulle pagine di “Lemà sabactàni?”.
Con l’articolo che in undici distinte tappe volentieri proponiamo – abbandono/accoglienza: un nuovo luogo per la teologia – Cozzi illustra il profilo della ulteriore occasione offerta dalle dinamiche abbandono-accoglienza anche per la riflessione teologica: abitare un nuovo luogo dell’esperienza per riflettere sulla rivelazione.
Oggi presentiamo la prima delle 11 tappe.
Prima Tappa
La Sfida: abitare un nuovo luogo dell’esperienza per riflettere sulla rivelazione
Il rinnovamento della teologia non dipende dalla creatività più o meno fantasiosa dell’immaginazione speculativa. Non si tratta, in altri termini, di inventare cose nuove o di ridire le solite cose con nuove prospettive e linguaggi “più alla moda”. La vera sfida è quella di trovare quei luoghi in cui l’ascolto della Parola di Dio, oltre a favorire una rinnovata attenzione al suo messaggio salvifico, propizi una capacità radicale di accogliere tutto ciò che la rivelazione vuole comunicare. Era questa l’istanza pertinente e irrinunciabile della Teologia della Liberazione, quando proponeva di ascoltare la rivelazione nel luogo strategico costituito dai poveri e dagli oppressi di tutto il mondo. Ciò avrebbe permesso anche alla stanca civiltà occidentale di ascoltare una Parola viva e piena di forza di liberazione.
In termini analoghi la sfida che vogliamo raccogliere è quella di ascoltare la rivelazione in Gesù della verità di Dio e dell’uomo a partire da un luogo non meno strategico dell’esperienza umana che è quello dei bambini abbandonati-accolti. La pertinenza di un simile «luogo» è raccomandata dalla stessa testimonianza evangelica, laddove raccoglie i detti di Gesù sull’accoglienza dei bambini e sul «diventare come» loro.
Già la redazione di Marco presenta interessanti indicazioni: «E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me”» (Mc 9,36-37). Il contesto del loghion è una catechesi ai discepoli sui rapporti tra di loro nella comunità, alla luce della domanda sul “più grande”. L’indicazione di Gesù è preziosa: ciò che c’è in gioco nei rapporti tra discepoli è l’accoglienza, espressa sempre dal verbo déchomai, col senso di accettare-ricevere-accogliere chi si offre, si propone, chiede, in modo amichevole, ospitale.
Ora, il discepolo accoglie il bambino ricevendolo dall’abbraccio di Gesù e quindi quasi prolungando questo abbraccio nella sua ospitalità. In tal senso va intesa l’identificazione di Gesù col bambino: come un abbraccio che lo mette al centro delle relazioni tra i discepoli nella comunità. Non è una figura marginale, ma colui che l’abbraccio di Gesù mette al centro. Sembra che Gesù stia indicando nell’accoglienza del bambino da lui abbracciato il modo in cui accogliere Lui nella comunità.
La versione di Matteo è più esplicita su questa dinamica, in quanto associa nel contesto del loghion l’accogliere i bambini nel nome di Gesù (ricevendoli dal suo abbraccio) col «diventare come bambini». Non si tratta dunque solo di accogliere qualcuno, ma di fare propria la sua prospettiva, il suo modo di essere, la sua condizione: «Chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel Regno dei cieli» (Mt 18,4). Dunque, l’accoglienza dei bambini mette in gioco anche la prospettiva in cui accogliere il Regno che Gesù dona: come bambini, appunto, ovvero facendosi piccoli come bambini: «Se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli» (Mt 18,3).
Il bambino da accogliere diventa insomma il “luogo” in cui accogliere Gesù, la prospettiva in cui ricevere ciò che ci vuole donare nel modo più corretto, all’altezza del dono offerto. In questo scambio di accoglienza si realizza l’appropriazione del dono di Colui che ha inviato Gesù stesso.
Si tratta insomma di prendere sul serio un luogo dell’esperienza umana dei bambini abbandonati-accolti come luogo strategico in cui ascoltare e interpretare la rivelazione compiutasi in Gesù Cristo.
Proviamo a collocarci in questo luogo strategico per leggere l’evento centrale della fede, ossia la Pasqua di Gesù, a partire da alcune dimensioni che caratterizzano l’esperienza di un bambino abbandonato-accolto da una famiglia che ha sperimentato a sua volta un abbandono-prova nella sterilità.
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.

