Quasi sempre, dopo aver vinto una medaglia, gli atleti ringraziano per primi i genitori e i nonni. Perché è la famiglia il primo contesto in cui nasce una passione e ci si prende cura di un talento

Cos’hanno in comune Vito Dell’Aquila, Odette Giuffrida e Mirko Zanni? Risposta facile: hanno vinto una medaglia alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Ma non solo. Tutti e tre hanno dedicato la vittoria ai loro familiari, i nonni in particolare. E come loro hanno fatto anche altri atleti italiani che, nel momento del successo più importante della loro carriera, hanno rivolto il pensiero a quella famiglia che sempre, indistintamente, per tutti è il luogo nel quale per primo la passione prende forma e viene coltivata, con amore e dedizione, riuscendo a crescere e affermarsi.
È la famiglia che per prima si prende cura di una passione da far crescere
Perché all’inizio di ogni carriera sportiva, che arrivi alle Olimpiadi o che si fermi nei campetti polverosi e nascosti della provincia italiana, c’è sempre la cura di un genitore che porta il figlio o la figlia a provare per la prima volta uno sport, magari per condividere una passione, oppure, a volte, per aiutare il proprio figlio a superare problemi e timidezze attraverso qualche attività fisica.
E una volta che quella passione attecchisce, ci sono ancora i genitori e i nonni ad accompagnare agli allenamenti, a portare alle competizioni, ad aspettare per ore che si finisca di fare una doccia, a spronare dagli spalti e a consolare dopo una sconfitta.
Azioni che tutti i genitori ben conoscono e che a volte si lamentano i figli diano per scontate. Ma, dimostrano queste Olimpiadi, in realtà scontate non sono per nulla anche per loro, che, arrivati a toccare con mano il coronamento di anni di sacrifici, fatiche, allenamenti, speranze e delusioni, proprio alla famiglia dedicano il primo pensiero. A un nonno che non c’è più, come nel caso della medaglia d’oro nel taekwondo Vito Dell’Aquila, e che – riporta il Corriere della Sera: “È sempre stato sicuro che avrei vinto… Mi ha seguito passo dopo passo e si è purtroppo perso il momento più bello”. O a un papà come quello della medaglia di bronzo nel sollevamento pesi Mirko Zanni: “Che amava il body building, e di nascosto da mia madre, che era atleta, una volta mi ha portato in palestra e lì mi hanno detto tutti di continuare che ero dotato». O, ancora, come il nonno di Odette Giuffrida, medaglia di bronzo nel judo, che “Mi aveva giurato che avrei vinto”.
Ma si potrebbe continuare a lungo sulla stessa falsariga, con atleti gioiosi e con gli occhi velati di lacrime che stringono in mano una medaglia olimpica e dedicano il loro primo pensiero alla famiglia.
Forse bisognerebbe ricordarselo sempre, anche quando si detta l’agenda politica e, chissà come mai, la famiglia finisce sempre in fondo alla lista dei pensieri.
Come se non fosse quella che fa vincere le medaglie alle Olimpiadi.
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