Se si prova a credere che anche Giuda sia risorto nel Padre, nonostante il tradimento e l’impossibilità di Cristo di salvarlo, sarebbe decisamente ragionevole lasciare che la grazia agisca anche nella nostra esperienza, al di là dei nostri limiti
Ha senso parlare di una spiritualità dell’accoglienza del tradimento che coinvolga le esperienze, le aspirazioni, le domande, le aspettative di coloro che accolgono minori fuori famiglia ospiti delle comunità di accoglienza ma anche le ragazze e i ragazzi beneficiari e vittime nel medesimo tempo?
Davide Pellini ha voluto, dopo la sua esperienza come educatore in una struttura residenziale per minori fuori famiglia, iniziare l’esplorazione di un nuovo cammino nel solco più vasto della spiritualità dell’accoglienza.
Ben volentieri La Pietra Scartata, sempre attenta alle esperienze di nuovi “cercatori di Dio”, ospita questo sua prima interessante e stimolante riflessione, suddivisa dall’autore in 7 tappe.
Qui presentiamo l’ultima. La precedente si può leggere QUI
Ultima tappa
(QUI la precedente)
E dov’è la grazia? Al di là del limite
(Giovanni, 17, 11-12)
In quel tempo, il Signore Gesù disse: «Padre, io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. (Giovanni, 17, 11-12)

Perché Cristo non è riuscito a fare nulla per Giuda? Ha salvato corrotti, prostitute, perfino ladroni, morti… Giuda no. Come è stato già sottolineato in precedenza, Giuda sembra rappresentare l’eccezione negativa del Vangelo, una mosca bianca che è meglio dimenticare per non rischiare di mettere in crisi la nostra comprensione del Vangelo. Eppure, Gesù non lo ignora: ha redento tutti nel suo percorso di vita, tranne lui, e lo dice.
In questo breve brano del Vangelo, Cristo sembra rendere conto al Padre del suo operato: “E nessuno di loro è andato perduto”. La rievocazione di Giuda è estremamente significativa: Cristo non cancella l’apostolo dal conto, ma ne parla (“tranne il figlio della perdizione”). Neppure lo nasconde, come a confessare a Dio una difficoltà vissuta nella propria azione terrena.
Dunque, Cristo sembra non lasciare indietro nessuno pur non riuscendo a salvare tutti. Inoltre, egli consegna al Padre i limiti della sua azione dopo averli riconosciuti, così da sottolineare lo spazio, nel suo fallimento, di esclusivo intervento del divino. Se rientra nella volontà di Dio: la Sua grazia, da qui in avanti, può agire e redimere Giuda.
Anche chi accoglie adolescenti abbandonati può trovarsi nella stessa situazione di Gesù: si fanno i conti con la percepita impossibilità di offrire una strada di salvezza ai nostri ragazzi e, ancor peggio, non se ne vede una. A volte le difficoltà vengono percepite come eccessive e il livello di “compromissione” della storia dell’accolto troppo alto. Il rischio è quello di segregare le possibilità dei nostri giovani dentro gli stretti, oppure ampi, confini delle nostre capacità personali. Ciò succede soprattutto se, a differenza di Cristo, non ci apriamo alla possibilità d’azione della grazia divina. È sicuramente umiliante perché è proprio dalla nostra impotenza che questa prende vigore. È nelle nostre mancanze che risiede la sua forza, perché, nelle situazioni in cui ci sentiamo maggiormente adeguati, spesso esercitiamo un controllo troppo stretto per essere scosso da qualsiasi influenza esterna. L’ipertrofia del nostro ego finisce dove gettiamo la spugna, lì l’intervento divino non è ostacolato da alcuna nostra necessità di sicurezza.
L’azione della grazia è, inoltre, sicuramente incomprensibile, in quanto significa contemplare che anche il più oscuro degli abissi in cui gli adolescenti abbandonati possano sprofondare sia utile alla loro salvezza, ovvero parte del progetto del Padre su di loro. Ciò è assolutamente contro-intuitivo perché siamo giustamente abituati a voler trovare sempre una soluzione, un’alternativa, una pronta via d’uscita da ogni male. Anzi, cerchiamo di stare alla larga da ciò che non reputiamo bene perché, a ragione, vogliamo proteggerci. L’accoglienza degli adolescenti, però, a volte lascia spalle al muro e l’azione divina è l’unica forza non consumata a cui abbia senso appellarsi.
D’altronde, se si prova a credere che anche Giuda sia risorto nel Padre, nonostante il tradimento e l’impossibilità di Cristo di salvarlo, sarebbe decisamente ragionevole lasciare che la grazia agisca anche nella nostra esperienza, al di là dei nostri limiti. Che la grazia divina agisca a prescindere dal nostro permesso è vero; che noi sappiamo ritirare le armi quando è necessario è buono, per noi e per chi accogliamo.
La grazia nell’accoglienza temporanea agisce e redime.
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