La presenza amorevole e protettiva dei genitori nei primi giorni di vita del figlio è fondamentale. Immaginiamoci i danni che tale mancanza può provocare in un bambino abbandonato alla nascita

Quando nasce un bambino, il “sentimento materno” è qualcosa che quasi sempre si sviluppa in maniera immediata e naturale: per nove mesi il nuovo nato è stato “carne della sua carne” e, dunque, il ruolo di madre è come inscritto nel proprio corpo.
Per un padre è diverso, perché non basta il riconoscimento giuridico di un figlio per sentirsi davvero “papà”, emotivamente coinvolto e trasportato in un ruolo dalle implicazioni educative e affettive eccezionali.
Diventare padri amorevoli e presenti fin dai primi istanti
Lo ricorda sull’Osservatore Romano Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta, ricercatore presso il Dipartimento scienze biomediche dell’Università degli studi di Milano, autore del libro Da uomo a padre. Il percorso emotivo della paternità (Mondadori, 2019).
Le foto di inizio secolo, in cui i padri sono immortalati in piedi, accanto ai figli appena nati, senza guardarli negli occhi, sono un simbolo di quella modalità di vivere la paternità spostata unicamente sulle funzioni normative e non su quelle affettive: un ruolo che si esauriva nel prendersi le responsabilità della sussistenza del figlio, imponendo delle norme di comportamento la cui trasgressione comportava delle conseguenti punizioni.
Ben diverse, invece, sono le foto di oggi, in cui i “nuovi padri” fin da subito tengono in braccio i loro figli e li guardano negli occhi. Immagini di uomini che nello sguardo dei figli colgono l’occasione straordinaria per una propria crescita. In questo senso, dice Pellai: “Un figlio diventa per un uomo la più grande occasione per la sua crescita umana… Il nuovo padre è quello che non solo fa il padre, ma anche che si ‘sente’ profondamente padre e intorno a ciò costruisce, dentro e fuori di sé, una nuova identità”.
Per riuscire in questo, un padre dovrebbe iniziare a costruire il suo rapporto con il figlio fin dai mesi della gravidanza, “generandolo nello spazio del cuore e della mente”.
Anche assistere al parto è importante, perché le neuroscienze hanno rivelato che è vivendo di persona quel momento che nel cervello dell’uomo si realizza la prima “potente trasformazione” che nelle successive settimane si consoliderà tenendo in braccio il bambino e sostenendo la neomamma.
Scientificamente, questa vicinanza, comporta un aumento della produzione di prolattina e ossitocina, da parte del sistema nervoso centrale, e una diminuzione del testosterone, l’ormone che influenza la forza muscolare dell’uomo e il suo desiderio sessuale.
Genitorialità sociale: un bisogno del mondo di oggi
È come se anche la scienza sottolineasse come, al momento della nascita di un figlio, ciò che viene chiesto ai genitori è di “stare lì”, insieme al bambino per costruire una relazione con lui. E la presenza di entrambi i genitori è fondamentale, perché se la mamma, come detto, risponde in modo istintivo a questa richiesta di accudimento, può trovare nella presenza del padre un sostegno alla sua stanchezza, una consapevolezza di non essere sola.
Prosegue Pellai: “La ricerca dimostra che un padre che si coinvolge in fase precoce nella vita del proprio bambino, diventa un padre efficace e autorevole anche in tutte le successive fasi dell’età evolutiva”. Il coinvolgimento dei padri, come soggetti autorevoli ma non autoritari, accoglienti e non respingenti, è fondamentale, e riuscire a rinforzare questa presenze è ormai un obiettivo ben presente nelle politiche familiare di molti Stati. “Sociologi e psicologi – conclude Pellai – hanno più volte descritto i pericoli di una società senza padri. E un padre capace di essere un buon genitore per il proprio figlio potrebbe rivelarsi un grande promotore di quella genitorialità sociale, declamata da più parti, come un bisogno assoluto del mondo moderno”.
Se questa “amorevole presenza” è fondamentale per i genitori e lo sviluppo positivo del loro ruolo anche per il futuro, si capisce, a maggior ragione, quanto lo sia anche e soprattutto per il figlio. Perché, in fin dei conti, è lui il perno attorno a cui ruota tutta la dinamica dell’essere genitori: si è padri e madri, infatti, unicamente in funzione di un figlio, per poter dare a lui quelle attenzioni, quelle cure e quell’affetto fondamentali per crescere quasi quanto il latte nei primi mesi di vita.
Si può solo immaginare, dunque, cosa possa significare la mancanza di tutto questo per i tanti bambini abbandonati del mondo. Bambini che fin dai primi giorni di vita devono fare i conti con un’assenza enorme e che, tuttavia, non è incolmabile per sempre, grazie all’affido e all’adozione.
Sarebbe utile, però, ricordarsene tute le volte che si parla di emergenza dell’abbandono e di quanto poco si riesca a fare per rimediare.
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