Il progetto di redenzione che Giuda attribuiva a Gesù, il progetto d’amore che un figlio attribuisce al genitore, è essenziale, non rimpiazzabile, e perciò si sacrifica la speranza se viene tradito
Ha senso parlare di una spiritualità dell’accoglienza del tradimento che coinvolga le esperienze, le aspirazioni, le domande, le aspettative di coloro che accolgono minori fuori famiglia ospiti delle comunità di accoglienza ma anche le ragazze e i ragazzi beneficiari e vittime nel medesimo tempo?
Davide Pellini ha voluto, dopo la sua esperienza come educatore in una struttura residenziale per minori fuori famiglia, iniziare l’esplorazione di un nuovo cammino nel solco più vasto della spiritualità dell’accoglienza.
Ben volentieri La Pietra Scartata, sempre attenta alle esperienze di nuovi “cercatori di Dio”, ospita questo sua prima interessante e stimolante riflessione, suddivisa dall’autore in 7 tappe.
Qui presentiamo le prime due.
Prima tappa
Il sacrificio della speranza
A volte basta la speranza. Anni di fatica e sofferenza, magari vite intere d’attesa, giustificati e giustificate dalla speranza. La speranza è una risorsa, potentissima, talmente radicata in noi da confondersi con l’osservazione di ciò che è contingente. È faro nei momenti più bui, si riflette anche su ciò che non gode di luce propria così che sia possibile vedere tutto un po’ più chiaro. Del resto, come sappiamo, la speranza è ciò che rimane incredibilmente acceso anche nelle anime dei bambini in istituto, per poi brillare al momento dell’adozione. Le testimonianze adottive ci raccontano spesso di come un bambino sappia riconoscere la madre e il padre adottivi con una velocità e una naturalezza sorprendente, due sconosciuti, ma conosciuti da sempre. La presenza dell’immagine di mamma e papà nella loro assenza dei giorni di abbandono è evocata dalla speranza.
Eppure, altre volte, la speranza non basta più e, quando non basta più, viene sacrificata. In un processo istintivo ma non immediato, l’attaccamento a un amore tradito forza il sacrificio della speranza. Succede oggi come ieri. È l’amore di un minore verso il genitore, abbandonante, assente, maltrattante che sia, a costringerlo al sacrificio della speranza: la speranza di essere pienamente figlio. “Non sono stato figlio tuo e non lo sarò di nessun altro, io rimango fedele a ciò che sarebbe dovuto succedere, anche se non è e non sarà mai”. Le comunità che ospitano adolescenti, coinvolti nella tutela dei minori, diventano altari dove dopo tanto, troppo, tempo, la speranza trova la via del sacrificio, e l’abbandono da “condizione” diventa “stato”. Il pianto che fu del neonato si è nel tempo trasformato in pensiero e ora è rassegnazione.
Sacrificare la speranza è un atto terribile, tragico, spesso assurdo. La Bibbia potrebbe contenere la drammaticità di questa esperienza nella figura di Giuda Iscariota: (M. Griffini, Lemà Sabactani 11, 2013, p19) “Giuda ha creduto fortemente in Gesù, nel suo progetto e ora compie il suo più grande sacrificio: il sacrificio della speranza! […] Non crede ci possa essere una via di salvezza alternativa al progetto pensato con Gesù e muore nella fedeltà al fallimento del loro progetto.” Giuda confidava che il Messia avrebbe liberato Israele dal giogo romano, conducendolo ad una rinascita culturale. Si aspettava forse di vedere la potenza “terrena” di Dio ma la vita di Gesù non sembrava proprio andare in questa direzione. Anzi, Cristo si mostrava ultimo tra gli ultimi. La speranza “faro”, la speranza “risorsa”, non funzionava più, l’evidenza la smascherava come un’illusione. In cosa sperare, dunque? Certi tipi di speranza, così radicate nella nostra psiche, sono insostituibili con altri. Gesù per Giuda rappresentava l’unica chance.
Il progetto di redenzione che Giuda attribuiva a Gesù, il progetto d’amore che un figlio attribuisce al genitore, è essenziale, non rimpiazzabile, e perciò si sacrifica la speranza se viene tradito. Non ci può essere di meglio, non ci può essere dell’altro e non c’è spazio per l’incomprensione: categoricamente, se fallisce l’unico progetto di vita, si muore. E che cos’è l’incuranza di un genitore verso il proprio figlio se non “IL” progetto d’amore fallito?
Le comunità di adolescenti allontanati dalla propria famiglia sono piene di piccoli Giuda.
Seconda tappa
L’incomprensione del progetto d’amore
Si potrebbe sostenere che Giuda si sia sentito tradito da Dio, dal momento che il progetto messianico di liberazione d’Israele non sembrava rispettare le sue attese? Sì, (C.M. Martini) “Probabilmente era un apostolo desideroso, entusiasta, impegnato, però, dopo un po’ di tempo, è deluso da Dio: perché Dio si manifesta così, perché non interviene, perché questo Maestro va di debolezza in debolezza? Non è accettabile, Dio non è con lui! È deluso di come Dio si manifesta in Gesù e di come Gesù manifesta la potenza di JHWH, in cui sperava, forse come potenza di rinascita politica e morale della nazione”. Inoltre, (R. Guardini) “Egli credeva al messia ed era convinto che Gesù potesse stabilire il regno di Israele”.
A seguito di queste riflessioni è possibile sostenere l’improbabilità del suicidio di Giuda nel caso in cui fosse stato consapevole d’essere testimone dell’inizio della redenzione d’Israele e di tutti gli altri popoli della terra, oltre che di trovarsi alle fondamenta di un’organizzazione religiosa che avrebbe solcato i secoli. Anche accettando l’ipotesi che vede nel tradimento di Giuda la consapevole necessità dell’atto necessario alla Risurrezione del Cristo, perché poi il suicidio? Lui forse non aveva capito: l’incomprensione del progetto d’amore di Dio per il mondo che stava passando attraverso Gesù.
Anche loro non capiscono, gli adolescenti abbandonati. Non immaginano che il progetto d’amore di Dio per loro possa andare oltre l’abbandono dei genitori biologici e non concludersi dietro le porte della comunità, hanno aspettato per troppi anni una soluzione alla loro storia che non è giunta. Loro attendevano l’amore della loro mamma e del loro papà, una vita da figlio, tutto ciò è stato disatteso proprio da chi li ha messi al mondo! Così, nel sentirsi traditi da Dio, sacrificano la propria speranza di diventare figli. Ma se anche loro sapessero di essere all’inizio di una storia di redenzione manterrebbero la speranza?!
La lunga attesa di Giuda ricorre, duemila anni dopo, nei pensieri degli adolescenti in comunità e, con il concludersi della fanciullezza, finisce la speranza di essere figlio. Ogni giorno di abbandono l’albero a cui Giuda tese la corda cresce un po’ di più, pronto per diventare altare di sacrificio. Il progetto d’amore sembra stato definitivamente tradito.
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