Questo suo Figlio così speciale, come salverà il suo popolo? E perché viene chiamato “Signore”? Maria raccoglie ogni più piccolo indizio nel suo cuore e medita in silenzio, “nell’attesa di capire”

Nel quinto fascicolo della rivista Lemà sabactàni? sono pubblicate e disponibili gli studi e gli approfondimenti presentati in occasione della V Giornata di Studio e Confronto per una Spiritualità dell’Adozione, un evento promosso dalle Associazioni Ai.Bi. Amici dei Bambini e La Pietra Scartata, intenzionalmente dedicato alla figura di Maria, con particolare attenzione alle sue relazioni con Dio, con suo figlio Gesù, il Figlio di Dio, nonché con la nascente storia della prima comunità cristiana.
Con “Maria nel mistero dell’abbandono” vengono ripresi, commentati e contemplati alcuni dei tratti peculiari di Maria, del suo essere scelta da Dio, della sua disponibilità a divenire Mamma di Gesù, Madre di Dio, del suo prendersi cura del Salvatore e della salvezza.
Lo studio, che riproponiamo in 10 distinte tappe, di cui oggi pubblichiamo la decima (QUI la nona), esplora alcune delle dinamiche della dialettica chiamata/ascolto – vocazione/risposta nelle vicende di alcuni dei protagonisti del rapporto tra Dio ed Israele, rintracciando alcuni aspetti del decidersi di Dio, del suo rivelarsi nella storia non senza coinvolgere l’uomo: una chiamata che si fa annuncio, un appello che suscita una libera disponibilità.
Decima tappa
(QUI la nona)
Dall’annunciazione alla Pentecoste
Nel momento in cui pronuncia il suo sí, Maria decide di esistere totalmente sulla base della fede. Sostenuta dalla fede, sopportando con pazienza e con forza situazioni difficili che solo gradualmente si evolvono, attende che si realizzi il piano di Dio. E vivrà momento per momento la sua vita, nel silenzio e nell’attesa, custodendo e meditando nel suo cuore tutti gli avvenimenti, parole e azioni.
Quando i pastori vanno in fretta alla grotta e fanno stupire tutti, riferendo ciò che l’angelo ha detto loro del bambino («oggi vi è nato [..] un Salvatore*, che è il Cristo Signore», Lc 2,11), «Maria, da parte sua, mette insieme tutte queste cose, confrontandole/meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Le mette insieme a ciò che le aveva annunciato l’angelo (Lc 1,32-33) e a ciò che l’angelo aveva rivelato in sogno a Giuseppe (Mt 1,21). Troppo grandi erano queste cose che erano state dette a Maria, a Giuseppe, ai pastori. Grandi e incomprensibili.
Maria sa di essere la madre del Messia, atteso per secoli da tutto il popolo. Ma questo cosa significa? Questo suo Figlio così speciale, come salverà il suo popolo? E perché viene chiamato “Signore”? Maria raccoglie ogni più piccolo indizio nel suo cuore e medita in silenzio, nell’attesa di capire. E, insieme a Giuseppe, continua a stupirsi delle cose dette del bambino Gesù, quando viene portato al Tempio per il riscatto (Lc 2,22-33). E ascolta in silenzio le parole suggerite dallo Spirito al vecchio Simeone: «[…] e anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2,35).
Quello di Simeone appare come un secondo annuncio a Maria, poiché le indica la concreta dimensione storica nella quale il Figlio compirà la sua missione, cioè nell’incomprensione e nel dolore […] le rivela anche che dovrà vivere la sua obbedienza di fede nella sofferenza a fianco del Salvatore sofferente (Redemptoris Mater 16)
E ancora non comprendono, Maria e Giuseppe, ciò che Gesù dice loro dopo il ritrovamento nel Tempio (Lc 2,50). Le parole, le azioni, le modalità di comportamento di Gesù, tutta la maniera in cui Egli visse ed esisté, sono continuamente andate oltre la possibilità di Maria. Ma lei «continua a conservare (il verbo greco implica la durata) in cuor suo tutte queste cose» (Lc 2,51).
Il Vangelo di Luca ripete diverse volte queste parole, cariche di un mistero di amore e di tenerezza indicibili. Maria “raccoglie insieme” tutte le parole e tutti i fatti, confrontandoli non solo tra loro, ma con se stessa, con la sua vita, per discernere, per capire. «Non comprendendo, l’abbiamo ben sentito; ma crescendo lentamente incontro a una comprensione, che le si sarebbe dovuta elargire solo a Pentecoste, quando Egli esteriormente non sarebbe stato più presso di Lei**. La sua vita scorre in silenzio, nell’attesa di comprendere il piano di Dio, piano a cui si è abbandonata senza riserve: «Avvenga di me secondo la tua Parola» (Lc 1,38).
Giorno per giorno Maria vive la sua vita accanto al Figlio: una donna in apparenza normale nello straordinario della sua esistenza; una madre che compie per il suo bambino ciò che ogni madre compie per il proprio figlio. Ma, allo stesso tempo una donna speciale, madre di un Figlio speciale.
Accompagna il cammino di Gesù nell’infanzia, nell’adolescenza, e poi, in modo discreto, partecipa alla sua vita di adulto, conservando tutte le cose che sa di Lui nella sua memoria di fede, di speranza, d’amore; compie nella propria esistenza il cammino di suo Figlio fino alla fine.
Maria ha imparato ad attendere e a sperare. Ha atteso con fiducia la nascita del Figlio proclamata dall’angelo, ha creduto, entro una dimensione di incomprensibilità, a qualcosa che doveva venire. In questa fede è cresciuta, durante i lunghi anni della vita a Nazaret, durante il tempo dell’attività pubblica di Gesù e attraverso i momenti terribili degli ultimi giorni. «E questa crescita ha una ricchezza di senso e una grandezza cristiane, quale nessuna situazione eccezionale potrebbe raggiungere»***.
È andata crescendo verso una maturità, in cui poi subentra l’evento di Pentecoste, che per Lei assume un’importanza particolare. Dalla discesa dello Spirito Santo, preparata da tutto quanto l’aveva preceduta, viene a Maria «l’autentica conoscenza – e insieme la forza di reggere all’immensa verità, anzi di vivere in essa»****. Dio le ha concesso di resistere nell’immenso.
Una grazia che si esprime soprattutto nell’essere e nel carattere di Maria: nobile, coraggiosa e umile fino in fondo. Perfettamente semplice. Una semplicità che preserva gli occhi dal vedere la propria grandezza, ma dà anche la fiducia che è necessaria per inserirvisi.
Una semplicità che equivale a fede e fiducia.
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NOTE
* Nel contesto giudaico il Salvatore è visto come il promesso germoglio di David, che salverà il suo popolo; in tal modo egli assume la funzione salvatrice di Jahvé, in cui i credenti ripongono la loro speranza (1,47-69s.71.74): vedi SCHNACKENBURG, La persona di Gesù Cristo nei quattro vangeli, Brescia 1995, pp. 214-215
** R. GUARDINI, La Madre del Signore, pp. 43-45.
*** Ibid., p. 56.
**** Ibid., p. 48.
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