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Il bilancio della legge sull’aborto: età, 43 anni. Spesa, 5 miliardi. Bambinimorti, 6 milioni

A 43 anni dall’approvazione della legge 194 i numeri dimostrano che le spese per l’aborto sono state di circa 5 miliardi per sopprimere nel ventre materno 6 milioni di bambini. È arrivato il momento di riaprire il dibattito

43 anni! Tanto è passato dall’approvazione della legge 194. Pensata per limitare gli aborti clandestini e promuovere la maternità, alla luce dei numeri di oggi è lecito chiedersi quali siano stati e se ci siano stati, da questi punti di vista, dei risultati.

I costi dell’aborto

Per provare a rispondere, a fine maggio, a Roma, è stato presentato un rapporto sui costi di applicazione della Legge 194/1978 redatto da un team di economisti, medici e giuristi, con il patrocinio della SIBCE (Società Italiana per la Bioetica e i Comitati Etici), dell’AIGOC (Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici) e alcune fondazioni.
Come riporta La nuova Bussola Quotidiana, i numeri “sono impietosi”: in 43 anni sono stati spesi dai 4,1 ai 5,6 miliardi per sopprimere nel ventre materno 6 milioni di bambini. Si tratta di circa 120 milioni l’anno, stimati, spiegano i ricercatori, per difetto. Abbastanza, quanto meno, per aprire un dibattito, anche alla luce delle nuove pratiche abortive come la Ru486 e delle difficoltà della sanità pubblica che proprio l’aborto ha messo in luce in molti casi.

Il problema principale è che, dando il discorso sull’aborto come ormai “acquisito”, si rischia di non porre più a tema quelli che rimangono i problemi per le donne, perché, come ha sottolineato Filippo Maria Boscia, presidente dell’Associazione Nazionale Medici Cattolici, durante la presentazione dello studio: “La donna che abortisce si porta appresso un lutto che dura tutta la vita, conseguenza di una scelta non facile ma comunque tragica e traumatica”.
Da qui si apre un dibattito che non è solo medico, ma anche informativo: se l’aborto viene presentato come se fosse l’unica soluzione, si fa un torto “all’umanità” e non si lavora davvero nell’interessa della salute della donna. Ecco, allora, l’idea di istituire un Osservatorio Permanente, che fornirà un servizio necessario alla collettività, mettendo in luce i costi e le mancanze del servizio sanitario in un momento particolarmente delicato per tutto il sistema.

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