Dodici anni di terrorismo: una delle peggiori crisi umanitarie con un bilancio di morti in continua crescita
Secondo l’ultimo rapporto del Programma Onu per lo sviluppo (Undp) del 2020 sono 350 mila le vittime dirette e indirette delle azioni dei terroristi islamici a Boko Haram in Nigeria. Non sono solo i rapimenti, gli assalti ai villaggi e gli attentati ad avere decuplicato il dato rispetto alle precedenti stime ma soprattutto la fame e le malattie, conseguenze dirette di dodici anni di terrorismo.
Tra le migliaia di sfollati senza accesso alle strutture sanitarie, senza cibo, acqua e un rifugio sicuro i bambini rappresentano la fascia più vulnerabile e a rischio, secondo gli esperti le vittime del conflitto al di sotto dei cinque anni sono oltre il 90 per cento, circa 324mila.
A riportare la notizia è l’Avvenire.
Dalle prime azioni terroristiche nel luglio del 2009 il gruppo di islamisti ha aumentato la sua capacità operativa e gli attacchi si sono estesi anche oltre la Nigeria nei Paesi confinanti: Camerun, Ciad e Niger.
Nel 2016 è nata la fazione rivale: Provincia occidentale dello Stato Islamico (Iswap), alleata del Daesh. Costituita con l’obiettivo di fermare l’uccisione di civili musulmani ha portato però come risultato ad un aumento delle vittime coinvolte spesso nel fuoco incrociato.
Dal 2019, l’esercito nigeriano si è ritirato dalle piccole basi per trincerarsi in “supercampi”, in aree rurali, scelta che continua però a non portare risultati consistenti, consentendo inoltre ai terroristi di potersi muovere senza l’ostacolo dei villaggi.
Ad oggi, la situazione peggiore resta quella degli Stati del nord-est della Nigeria: Bormo, Adamawa e Yode.
Lo storico leader del gruppo terrorista Abubakar Shekau è morto negli scorsi giorni in combattimento contro i rivali dell’Iswap, facendosi esplodere nella foresta di Sambisa, a dare la notizia è stato Bakura Modu -detto “Sahaba”- il presunto nuovo leader, che ha inoltre espresso il suo desiderio di vendetta.
Questo conflitto rappresenta una delle maggiori crisi umanitarie mondiali di cui non si intravede ancora una conclusione, come riporta l’Undp “la distruzione e lo sfollamento hanno rallentato di decenni lo sviluppo nella ragione e il conflitto continuo non farà che provocare ulteriori cicatrici nell’intera area”.
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