Maria deve arrischiare il suo essere personale avventurandosi in qualcosa che è impossibile con presupposti puramente naturali: cioè la “sua storia” deve scaturire solamente dalla sua (e nostra) fede

Nel quinto fascicolo della rivista Lemà sabactàni? sono pubblicate e disponibili gli studi e gli approfondimenti presentati in occasione della V Giornata di Studio e Confronto per una Spiritualità dell’Adozione, un evento promosso dalle Associazioni Ai.Bi. Amici dei Bambini e La Pietra Scartata, intenzionalmente dedicato alla figura di Maria, con particolare attenzione alle sue relazioni con Dio, con suo figlio Gesù, il Figlio di Dio, nonché con la nascente storia della prima comunità cristiana.
Con “Maria nel mistero dell’abbandono” vengono ripresi, commentati e contemplati alcuni dei tratti peculiari di Maria, del suo essere scelta da Dio, della sua disponibilità a divenire Mamma di Gesù, Madre di Dio, del suo prendersi cura del Salvatore e della salvezza.
Lo studio, che riproponiamo in 10 distinte tappe, di cui oggi pubblichiamo la nona (QUI la ottava), esplora alcune delle dinamiche della dialettica chiamata/ascolto – vocazione/risposta nelle vicende di alcuni dei protagonisti del rapporto tra Dio ed Israele, rintracciando alcuni aspetti del decidersi di Dio, del suo rivelarsi nella storia non senza coinvolgere l’uomo: una chiamata che si fa annuncio, un appello che suscita una libera disponibilità.
Nona tappa
(QUI l’ottava)
La disponibilità totale di Maria
«Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore*, avvenga di me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Con queste parole, esprime la sua totale disponibilità all’azione dello Spirito Santo. Il suo fiat è un sì senza riserve al progetto di vita propostole da Dio.
Se qualcuno avesse chiesto a Maria come dovessero svolgersi allora le cose, Ella avrebbe risposto che non lo sapeva. In questa condizione di sapere e non sapere al tempo stesso, di un’attesa e l’incapacità di interpretarla, ella vive fidando in Dio. È l’atteggiamento “mariano” per eccellenza: il resistere attendendo, nell’incomprensibilità, Dio**.
«Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (dice Elisabetta in Lc 1,45). Ha creduto alle parole misteriose dell’angelo; ha creduto all’amore di predilezione del Padre; ha creduto al disegno salvifico in favore dell’uomo.
Ha creduto e si è abbandonata a Dio senza riserva. È importante ricordare che il messaggio dell’angelo
non significa solo l’annuncio che in Maria si compirà un evento, ma che l’annuncio si rapporta alla libertà di colei che è chiamata, la esorta al servizio della redenzione, e appunto così chiede se ella sia pronta, disponibile. In questo istante la sua vita personale e la storia della rivelazione, che vale per tutti, vengono a coincidere. Ciò che si esige da Maria è la fede pura. Sotto la guida di Dio, ella deve arrischiare il suo essere personale avventurandosi in qualcosa, che è impossibile con presupposti puramente naturali. Con ciò ella deve fare quanto, nella storia della rivelazione svoltasi fino allora, il popolo eletto avrebbe dovuto fare continuamente, ma ha fatto di rado: avere una storia che scaturisca dalla fede. Si potrebbe dire che in Maria gli si dia ancora una volta la possibilità di essere ciò che, secondo il volere di Dio, sarebbe dovuto essere sempre. […] In questa fede [Maria] riceve la forma stessa della sua esistenza umana e femminile.
Con l’accettazione da parte di Maria, la parola di Dio si è realizzata.
l’epilogo (1,39-56) ha la funzione di approfondire la comprensione di ciò che è già accaduto. Maria viene salutata da Elisabetta come “la madre del mio Signore” (1,43) e magnifica il Signore a causa della sua chiamata (1,46-55).
Il Magnificat esprime ciò che l’intero popolo, data la sua storia, pensa e sente… Ma poi le sue parole rivelano una duplice realtà: una grande coscienza dell’elezione che è collegata appunto con questa storia, anzi le dà compimento, – e al tempo stesso un’umiltà, che è tanto schietta quanto è alto il livello a cui sta quella coscienza, si potrebbe dire che l’una cosa corrisponda all’altra; che l’una renda possibile, presupponga e tuteli l’altra.
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NOTE
* Nel NT «il termine doúlē (“serva”) si trova solo nel nostro passo e nel Magnificat (1,38) sempre in connessione con Maria […] solo per Maria si usa la denominazione completa [serva del Signore]» (K. Stock, Le prime pericopi della storia dell’infanzia in Lc 1-2, p. 136). L’autore fa rilevare che nell’AT «il gruppo delle persone a cui si applica il termine è molto ristretto. Anche questo termine, come le formule “il Signore è con te” […] e “hai trovato grazia presso Dio” […] inserisce Maria nel gruppo dei più grandi chiamati del Signore e conferma l’interpretazione della pericope come “vocazione di Maria”» (ibid., p. 137).
** R. Guardini, La Madre del Signore, pp. 30-31.
*** Ibid., p. 37.
**** Ibid., p. 24.
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