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Abolire l’aborto per cinque anni. Una provocazione contro la denatalità

È soprattutto il crollo della fiducia verso il futuro a portare le coppie a non avere più figli. E se provassimo ad abolire l’aborto per 5 anni, incentivando gli aiuti e il supporto a chi decide di avere un bambino? Una provocazione che fa riflettere


Qualche giorno fa, Avvenire ha pubblicato una lettera molto interessante riguardante gli Stati Generali della Natalità e il tema della denatalità.

A firmarla è Lella Golfo, Presidente della Fondazione Marisa Bellisario, che prima di tutto ricorda le importanti parole spese nell’occasione da Papa Francesco e il Presidente del Consiglio Mario Draghi. Davvero quello del calo delle nascite è un problema epocale, che mette in gioco il futuro stesso di un Paese come l’Italia, che si ritrova ad avere l’età mediana della popolazione (47 anni) più alta d’Europa.
Ma, sottolinea Golfo, la natalità è in calo anche in quei Paesi dove l’economia va meglio e dove gli aiuti alla famiglia non mancano (e qui viene sottolineato la positività delle recenti decisioni in materia di sostegno, come l’assegno unico universale e i fondi stanziati nel PNRR per asili, tempo pieno, servizi per l’infanzia, ecc.), segno che a essere in calo, prima ancora delle nascite, è la speranza verso il futuro.

Perché i figli sono soprattutto questo: un messaggio di speranza per il futuro, un’iniezione di fiducia in un mondo che andrà avanti e potrà essere migliore. Non fare figli, di conseguenza, vuol dire non guardare “in là”, non aprirsi alla speranza: non è un caso, dice ancora Golfo, che dopo tanti anni si torni a parlare di aborto, perché se la scelta di abortire deriva dal pessimismo e dalla sfiducia, forse, allora, non è più una scelta davvero “libera”. Ecco, quindi, la provocazione: perché non “sospendere la legge 194, vietando l’aborto per 5 anni (tranne in casi gravi di malformazione o violenza)?”. Magari ipotizzando di dare alle coppie che pensano di ricorrervi “non una ‘mancia’ ma un lavoro stabile e una casa”. Una provocazione, certo, ma che forse “può servire a farci riflettere su dove stiamo andando e su quale direzione vogliamo prendere. Perché i figli non devono essere né un dovere né un lusso, ma una vera libertà. E la libertà vince sempre”.

Sicuramente una riflessione forte che, come scrive Marco Tranquillo nella sua risposta su Avvenire: “Farà sobbalzare più d’uno”. Ma è una riflessione importante, che può servire a scuotere le coscienze di tutti davanti a un’urgenza, quella della denatalità, che davvero chiama in gioco tutti. E chiama in gioco anche tutte quelle certezze acquisite che, in un modo o nell’altro, hanno portato a questa situazione e hanno contribuito a non pensare più al futuro con speranza ma con angoscia e preoccupazione. Un terreno sul quale i figli non crescono più…

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