La pandemia ha svelato la difficoltà della società di oggi nel gestire le relazioni. Ma è da queste che si deve ripartire per costruire davvero un futuro che non sia una semplice “ritorno alla normalità”
Nasce dal dialogo tra un teologo, Giulio Maspero, professore ordinario di teologia dogmatica presso la Pontificia Università della S. Croce di Roma, e un sociologo, Pierpaolo Donati, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Bologna, il libro Dopo la pandemia. Rigenerare la società con le relazioni, edito da Città Nuova. Un libro importante per indagare il futuro del “dopo pandemia” e al quale Vita ha dedicato un lungo articolo con intervista ai due autori.
Non c’è una cultura adeguata che sappia gestire le relazioni
Il punto di partenza della riflessione non può non essere quello citato nel titolo: le relazioni, che il “facile” racconto comune vuole messe in crisi dalla pandemia e dalle relative restrizioni, ma che in realtà soffrono di un disagio che ha origini molto più lontane. Dice Donati a Vita: “Nel libro Dopo la pandemia parlo di una epifania delle relazioni, nel senso che le relazioni, pur essendo invisibili come l’aria, si sono rivelate come il fattore decisivo della vita o della morte, perché il virus è nella relazione, è la relazione stessa quando non è consapevolmente guidata dalla riflessività personale e sociale. In breve, questa pandemia ci ha rivelato che le relazioni sono una realtà autonoma, esterna agli individui, di cui essi hanno scarsa o nulla coscienza. Si è reso manifesto il fatto che non abbiamo una cultura adeguata a gestire le relazioni”.
È una risposta che indica un cambio di prospettiva: non più la visione delle relazioni come qualcosa di limitante per l’individuo, ma come un bene da coltivare che, in questo, segni una netta discontinuità con la modernità. L’errore fatto dalle autorità durante la pandemia – spiega ancora l’articolo – nel rendere la “relazione misura di tutte le cose” è stata quella di non distinguere tra un distanziamento spaziale e uno sociale, che è, appunto, la relazione.
Le relazioni al centro della ripartenza
“Le persone umane hanno bisogno di relazioni come dell’aria e del pane – continua Donati – ma devono imparare a distinguerle per le loro differenti qualità e poteri causali. Si può avere una relazione interumana anche senza toccarsi fisicamente, se l’anima è capace di relazionarsi gestendo il proprio corpo. Il messaggio dovrebbe essere che non si tratta di “stare lontano dagli altri”, ma di imparare a come comunicare e scambiarsi dei beni assieme, anche solo dei piccoli gesti o degli sguardi, osservando la distanza fisica”.
Ecco, allora, che la tanto decantata “ripartenza” non dovrà essere un semplice ritorno a una supposta normalità, ma una rigenerazione della società, che riveda il modo di vivere delle persone e metta al centro le relazioni umane e sociali. “La pandemia si combatte certamente con i vaccini, ma prima e dopo è ancor più utile saper gestire le relazioni che evitano la diffusioni di tutti i tipi di virus, non solo quelli sanitari, ma anche quelli ideologici e culturali che non sanno confrontarsi con la realtà delle relazioni sociali e, quindi, generano sempre nuove pandemie”.
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