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Maria nel mistero dell’abbandono: l’esperienza della chiamata di Dio (1)

“In ogni racconto di vocazione, l’iniziativa è sempre di Dio ed è sempre qualcosa di non dovuto, umanamente imprevedibile”. Le riflessioni della biblista Rita Torti Mazzi intorno figura di Maria, la madre di Gesù: prima tappa.

Nel quinto fascicolo della rivista «Lemà sabactàni?» sono pubblicate e disponibili gli studi e gli approfondimenti presentati in occasione della V Giornata di Studio e Confronto per una Spiritualità dell’Adozione, un evento promosso dalle Associazioni Ai.Bi. Amici dei Bambini e La Pietra Scartata, intenzionalmente dedicato alla figura di Maria, con particolare attenzione alle sue relazioni con Dio, con suo figlio Gesù, il Figlio di Dio, nonché con la nascente storia della prima comunità cristiana.

Con “Maria nel mistero dell’abbandono” vengono ripresi, commentati e contemplati alcuni dei tratti peculiari di Maria, del suo essere scelta da Dio, della sua disponibilità a divenire Mamma di Gesù, Madre di Dio, del suo prendersi cura del Salvatore e della salvezza.

I contributi raccolti nel fascicolo accostano alcuni eventi della vita di Maria per raccogliere alcune sue specifiche esperienze in grado di illuminare e far comprendere anche l’esperienza dell’accoglienza familiare e la sua squisita qualità cristiana; la rivista, infatti, ha destinato diversi fascicoli alla raccolta di riflessioni, attenzioni, studi e approfondimenti dedicati ad alcuni dei protagonisti della Storia della Salvezza in virtù della loro vicenda, del ruolo e delle relazioni che li hanno visti in stretta ed intima relazione con Dio, capaci di offrire un ulteriore sguardo all’esperienza dell’abbandono e dell’adozione vissuta secondo il senso cristiano dell’accoglienza.

Delle diverse e preziose prospettive che felicemente consentono di porre lo sguardo sulla maternità singolare di Maria e sulle maternità adottive, attraversando l’annuncio e la vocazione, l’alleanza e la fiducia, prima di giungere alla salvezza possibile e accessibile per tutti, in questa occasione riproponiamo il contributo curato dalla biblista Rita Torti MazziUn grido che sale, la pienezza del tempo. Scelte e chiamate di Dio.

 Lo studio, che riproponiamo in 10 distinte tappe, di cui oggi pubblichiamo la prima, esplora alcune delle dinamiche della dialettica chiamata/ascolto – vocazione/risposta nelle vicende di alcuni dei protagonisti del rapporto tra Dio ed Israele, rintracciando alcuni aspetti del decidersi di Dio, del suo rivelarsi nella storia non senza coinvolgere l’uomo: una chiamata che si fa annuncio, un appello che suscita una libera disponibilità.

Concentrando l‘attenzione sull’esperienza di Maria – la sua chiamata, l’annunciazione –, lo studio si propone di affrontare, tra diversi quesiti, un particolare interrogativo: qual è stata l’essenza di Maria, il suo rapporto con Dio, affinché ella abbia potuto sostenere e vivere fino in fondo e in modo giusto ciò che le veniva elargito e ciò che si esigeva da lei?

Prima tappa

L’esperienza della chiamata di Dio

L’esperienza del Dio che chiama viene descritta nella Bibbia in molti modi: alla chiamata di Dio deve corrispondere la risposta dell’uomo. Ma, in ogni racconto di vocazione, l’iniziativa è sempre di Dio (per i diversi momenti della dinamica della vocazione – elezione, chiamata, missione, risposta dell’uomo/difficoltà, trasformazione –, si suggerisce la lettura di R. Torti Mazzi, La missione nella Bibbia, in Via Verità e Vita n. 167/1998, pp. 14-18).

 1) In un primo momento Dio sceglie, elegge.

Il verbo usato nell’AT di solito ha come oggetto il popolo e non una persona concreta; per le persone questo verbo è usato raramente (per Mosè e Aronne in Nm 16,5-7; ancora per Aronne in Nm 17,20; per i sacerdoti in Dt 18,5; 21,5; per Saul in 1Sam 10,24 e per David in 2Sam 6,21; per il re in Dt 17,15; per Zorobabele in Ag 2,23).

Dio sceglie Israele per essere il suo Dio, per liberarlo. Lo sceglie perché lo ama (cf At 13,17; Rm 9,12; 11,28) e perché vuole mantenere il giuramento fatto ai Padri (Dt 7,7). L’elezione del popolo è la ragione di tutte le altre vocazioni (cf Is 43,3), il cui scopo è sempre quello di realizzare e configurare il popolo di Dio, un popolo che, una volta liberato, dovrà servirlo (Es 3,12; 4,23), ne celebrerà le lodi (Is 43,21).

Nel NT “l’Eletto” è Cristo, il “nuovo Adamo”: in Lui c’è tutta l’umanità (1Cor 15,22). Ed è Lui a scegliere gli apostoli (Gv 6,70, 15,19). Sono “eletti” anche i cristiani, ma soprattutto come comunità (Rm 8,33); “eletti per grazia” (Rm 11,5-6); «scelti in Lui [in Cristo] prima della creazione del mondo» (Ef 1,4-5).

2) In un secondo momento, Dio mostra la sua scelta, chiamando:

la chiamata è l’attualizzazione, nel tempo, dell’elezione di Dio (solo per Cristo non c’è differenza tra elezione e chiamata: è l’“Eletto” da sempre). È qualcosa di non dovuto ed è umanamente imprevedibile (Os 11,1; Am 7,14-15).

Dipende solo da Dio (Is 48,13-15), «Colui che chiama» (1Ts 5,24): chiama “per amore” (Dt 7,8) e chiede che la risposta sia libera, una risposta “per amore” (Dt 6,5). Si può essere scelti da Dio fin dal concepimento, come Sansone (Gdc 13,5), il servo di Yhwh (Is 49,1), Geremia (Ger 1,5), Giovanni Battista (Lc 1,14-16.41); ma la chiamata spesso è improvvisa, come nel caso del giovane Samuele (1Sam 3), o di Paolo (At 9,3-6; 22,6-21; 26,17), che pure è stato scelto fin dal seno materno (Gal 1,15).

Mentre nell’AT è Dio che chiama, nel NT è Cristo: chiama gli apostoli (Mt 4,21; Mc 1,20.3,13), chiama non i giusti, ma i peccatori (Lc 5,32). Si parla di chiamata “per tutti” (At 2,39), anche per i Gentili (Rm 9,24): una chiamata che è dono (Mc 3,13; Gal 1,6; 2Tm 1,9, ecc.).

 3) A che cosa si è chiamati?

Ogni vocazione è per una missione, per fare qualcosa in ordine alla salvezza: l’uomo viene preso e poi inviato a parlare, a operare (cf Am 7,14s).

Diventa nel mondo una presenza di Dio, uno strumento per la salvezza degli altri.

Dio chiama sempre per una necessità concreta, una necessità che, attraverso il suo inviato, viene a saldare: chiama Abramo, perché diventi il Padre del popolo eletto (Gen 12,1-3), chiama Mosè per fare uscire gli Israeliti dalla schiavitù e condurli verso la terra promessa (Es 3,4; 6,2-8), per farli diventare il suo popolo, una nazione “santa” (Es 19,5-6); chiama Gedeone, per salvare Israele dai Madianiti (Gdc 6,11-24); Sansone, per liberare Israele dai Filistei (Gdc 13,2-25); chiama i profeti per accusare e per consolare il suo popolo (cf anche Lc 4,18-19.43; Mt 10,5-8; At 26,16-18).

Rita Torti Mazzi

 

 

 

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