La profonda spiritualità del cantautore siciliano, morto il 18 maggio, le cui radici affondavano nella tradizione cristiana. Non si definiva cattolico, ma molte delle sue composizioni sono aperte al divino
Il 18 maggio, come noto, è scomparso il cantautore Franco Battiato. Tutti i giornali, i siti e le trasmissioni gli hanno dedicato ricordi, articoli e servizi, ripercorrendone i successi artistici e celebrandone la profondità intellettuale.
Il sito Aleteia si è soffermato, invece, sul lato più spirituale, sottolineando come, pur non essendosi mai definito cattolico, la sua fede e la sua musica affondassero nella tradizione cristiana.
L’apertura al trascendente di Franco Battiato
In una dichiarazione rilasciata all’Osservatore Romano, ricorda l’articolo, il cantante dichiarava di avere forti amicizie nella Chiesa e, soprattutto, “in alcuni monasteri di clausura, dove ho sempre trovato una toccante liturgia”. Nello stesso contesto sottolineava di avere una propria spiritualità: “Una mia ricerca dell’ascesi”.
Concetti ribaditi anche al Gazzettino, nel 2007, quando, in occasione della presentazione del film Niente è come sembra, Battiato sottolineava di non credere nel “Dio umanizzato delle nostre religioni… Io aderisco a queste concezioni, che parlano della natura primigenia, del male che non esiste alla creazione ma è una sua deviazione. Penso a Teresa D’Avila, la cui visione coincide con la mistica orientale. L’uomo è responsabile della sua nascita. È all’interno di un certo ciclo. È inutile dire che nasce dal nulla».
Proseguendo l’excursus “religioso” di Battiato, l’articolo di Aleteia ricorda anche una intervista al periodico Onda Rock, nella quale il cantante affermava ancora una volta di avere una spiritualità che, a suo dire, “va oltre le attuali religioni. Accolgo per sintonia le illuminazioni che mi giungono dalle diverse parti, da Buddha a Maometto, e trovo la coerenza in me, giorno per giorno. È un cammino continuo, dove niente è assodato, statico. Quando qualcosa, un pensiero o un’intuizione mi fa vibrare, la raccolgo e la trattengo. La custodisco».
Franco Battiato: la morte come un ritorno a casa
Nelle sue riflessioni, Battiatio ha anche affrontato il tema della morte. Lo ha fatto nel libro Attraversando il Bardo. Sguardi sull’aldilà, dove afferma che la natura innata dell’uomo è al di là del tempo e, per questo, non può realmente morire. E, quando arriverà il momento: “La cosa più importante è ricordare di non essere tristi o depressi, non ve ne sarebbe motivo. Bisogna mantenere piuttosto l’atteggiamento di un viaggiatore che ritorna a casa. Tutti, più o meno, siamo prigionieri delle nostre abitudini, paure, illusioni. Le sofferenze dovrebbero indurci ad abbandonare l’ego, che chiude la strada del ritorno alla nostra natura divina».
Ben tornato a casa, allora, anche a Franco Battiato.
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