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“L’eterna gioia dona loro o Signore”: come la pandemia ha modificato la preghiera per i nostri cari defunti

Cosa ci “portiamo via” da questa pandemia? Una nuova formulazione gioiosa, piena di speranza e soprattutto di “nuova vita” della triste preghiera dell’eterno riposo

Una preghiera più triste e mortifera di questa non c’è. Certo, sembra che i nostri in cielo dormano, perché, la parola “riposo”, in senso biblico, è da intendersi come gioia di Dio dopo le fatiche. Ciò però non toglie che evochi lo stesso inattività, sonnolenza e morte. Viceversa, i nostri cari che hanno lasciato questa vita terrena vivono più che mai una nuova e stupenda vita. Almeno questo ci insegna la nostra fede n Gesù Risorto. I nostri cari gioiscono più che mai; vivono più che mai, felici di fare il più bello e gratificante lavoro che esista: cooperare nell’Amore perché tutti sempre di più conoscano L’Amore.
I nostri cari in cielo non sono solo davanti alla luce perpetua (pure la parola perpetua mette l’ansia), ma loro stessi risplendono più che mai, poiché hanno un corpo celeste e glorioso più luminoso del sole, come Gesù nella trasfigurazione ci fa capire.
Ecco, allora, che questa preghiera incapace di evocare qualcosa davvero di bello del mistero della “transizione”, durante la pandemia è stata “modificata” in qualche parolina che fa la differenza in occasione della II Domenica di Pasqua, festa della Divina Misericordia, dal maestro Roberto Santi, direttore del coro dell’Arcibasilica papale di San Giovanni in Laterano.
Eccola.

L’eterna gioia dona loro Signore,
splenda su di essi la luce del Tuo Volto
e vivano sempre nel Tuo infinito Amore.
Amen! Alleluia!
Amen! Alleluia!

Ora non ci resta che impararla a memoria

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