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Il Rosario dei Bambini Abbandonati. La possibilità di un nuovo inizio

Nel primo sabato del mese di marzo 2026, si rinnova la preghiera del Santo Rosario dedicata ai bambini abbandonati di tutto il mondo e alle famiglie adottive e affidatarie. Commento e preghiere a cura di Beatrice e Ermes Carretta (Comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-3.11-32)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Il commento di Beatrice e Ermes

Questa parabola mostra che nella propria vita un figlio ha diritto a essere altro dai genitori e che il vero dono della genitorialità è amare il figlio nella sua differenza. Un genitore ama nel figlio non il fatto che sia una sua copia, ma ama ciò che non comprende di lui, ama il suo essere fragile, il suo dolore, la sua eccessiva esuberanza.
Noi genitori adottivi, sappiamo bene il significato di tutto questo. Abbiamo imparato ad amare i nostri figli nella loro unicità dal primo istante in cui i nostri occhi hanno incontrato i loro occhi.
Nei primi tempi hanno bisogno di una mamma e un papà che li facciano sentire accolti e amati, appartenenti a una famiglia: essere, appunto, figli. Arriva un momento in cui il figlio inizia a chiedere di avere una sua autonomia, per ottenere ciò che gli spetta nella propria quota di eredità, inoltrandosi nella vita al di là delle quattro mura domestiche.
È doloroso per noi genitori recidere quel cordone ombelicale che li tiene legati a noi, ma è necessario per la loro crescita dimostrare che abbiamo fiducia in loro.
Quando nella parabola ascoltiamo del padre che perdona il figlio minore accogliendolo a braccia aperte, contempliamo il più grande atto di misericordia, la stessa misericordia che offre al figlio maggiore indignato.
Attraverso le vicende del figlio maggiore, la parabola ci richiama una seconda grande verità: tutti abbiamo bisogno di misericordia, anche quelli che si ritengono “giusti”. Tutti indistintamente siamo chiamati a rinnovarci, a fare l’esperienza del perdono e dell’Amore del Padre. Il perdono non ripara ciò che si rotto, ma offre la possibilità di un nuovo inizio.

Preghiamo

Nel primo mistero gaudioso contempliamo l’annuncio dell’Angelo a Maria.
Preghiamo per tutte le coppie sterili perché comprendano che Dio Padre le chiama a una diversa fecondità, aprendo i loro cuori all’accoglienza di un bambino abbandonato.

Nel secondo mistero gaudioso contempliamo la visita di Maria a Santa Elisabetta.
Preghiamo per i bambini che vivono sotto l’incubo della guerra, perché non perdano la speranza di ritornare a vivere in pace.

Nel terzo mistero gaudioso contempliamo la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme.
Preghiamo per tutti i bambini ai quali, a causa dell’egoismo e della fragilità umana, non è stata data la possibilità di nascere.

Nel quarto mistero gaudioso contempliamo Gesù che viene presentato al Tempio da Maria e Giuseppe.
Signore, ti preghiamo per tutte le persone e le istituzioni coinvolte nelle procedure di adozione e affido, affinché abbiano sempre al centro del loro impegno l’interesse supremo del bambino.

Nel quinto mistero gaudioso contempliamo il ritrovamento di Gesù tra i dottori nel Tempio.
Signore, ti preghiamo per quei ragazzi che hanno perso la speranza e la gioia nella loro vita, aiutali a ritrovare la pace nel loro cuore.

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