Il prof. Paolo De Martino, rileggendo il vangelo di Luca, mette in luce la gratuità dell’amore di Dio nei confronti dell’uomo. L’amore di un padre che abbraccia incondizionatamente il proprio figlio perduto, che ora è ritrovato
Il prof. Paolo De Martino, responsabile dell’Apostolato Biblico nella diocesi di Torino, ha scritto il libro “Dio ti ama gratis” (Gabrielli Editore) in cui analizza il vangelo di Luca, definito: “Il vangelo dei lontani, dei dubbiosi, degli smarriti”. Un vangelo che si rivolge alla persona “per come essa è, con la sua storia, con le sue fragilità, i suoi sbagli”.
In questo, sottolinea De Martino, l’evangelista Luca è molto vicino all’uomo contemporaneo, proveniente da un contesto lontano dalla spiritualità e non testimone oculare della vita di Gesù.
La gioia di un Dio che si manifesta nelle nostre fragilità
Nel libro, viene sottolineata in particolare la gratuità dell’amore di Dio. Nel vangelo di Luca, spiega De Martino, “il peccato diventa l’occasione per la gioia di Dio”.
Lo si vede in particolare nella parabola del figlio prodigo, dove il padre si commuove e fa festa “solo abbracciando il figlio disgraziato, perduto e ritrovato… non per quello che sta in casa da schiavo”.
“Solo ritrovando l’unica pecora perduta – prosegue l’autore – il pastore si rallegra, e non per le novantanove che stanno buone chiuse nel recinto”.
Il peccato diventa così l’unico luogo in cui fare esperienza di Dio, “che è solo misericordia”.
Dio, dunque, lo si incontra solo lì dove siamo ora, immersi nel nostro peccato e nella nostra miseria. In sostanza: nelle nostre fragilità della vita di tutti i giorni.
E il volto con il quale di manifesta è proprio quello del padre raccontato nella parabola: un padre che lascia il figlio completamente libero, anche di sbagliare, ma che gli corre incontro appena lo scorge all’orizzonte, “perché ha fretta di riabbracciarlo”. Senza rinfacciare nulla e senza ascoltare le sue scuse: non c’è alcun rimorso, nel suo abbraccio, nessun rimprovero, solo ed esclusivamente “la misericordia”. E “c’è da impallidire davanti a un Dio così”.
La gioia di chi produce amore
In questo atteggiamento c’è anche, non così nascosta, l’indicazione di ciò che Dio sogna per l’uomo: la felicità! Una felicità che non si trova in ciò che il mondo di oggi sembra indicare a tutti, ma nelle beatitudini raccontate da Gesù. Le beatitudini sono “la bella notizia che Dio dona gioia a chi produce amore. Se un uomo si fa carico della felicità di un’altra persona, Dio si fa carico della sua felicità”.
D’altra parte, conclude De Martino, è sempre il Vangelo a mostrarci che siamo fatti “a immagine di Dio… Il vangelo […] ci dice che credere può essere splendido”. La trasfigurazione è lo specchio di tutto ciò: il momento in cui Gesù ci mostra “ciò che potremmo essere se accogliessimo la Parola che ci è donata”.
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