Una giovane coppia e un piccolo bambino che l’attende, in Cina. L’attesa, l’incontro, i pianti… e quel mattino del terzo giorno in cui: “Quando si svegliò, era diventato nostro figlio”
La scheda arrivata dalla Cina presentava il piccolo Marco Xia Fan come un bambino con ritardo psico-motorio, incapace di parlare e di camminare a due anni. Ma la realtà era “che Marco aveva bisogno di sentirsi circondato da amore e sicurezza” – racconta papà Mirco. In poche parole: “Aveva bisogno di noi”.
Quel “noi” sono lo stesso Mirco e la moglie Mara, volati in Cina per accogliere il loro piccolo bambino di 2 anni, che li stava aspettando.
Attese e paure… prima della realtà
L’iter, raccontano i due, ha avuto “momenti di leggerezza e momenti difficili da digerire. Ma doveva andare così, perché il dono della vita che riceviamo è unico, vivendo l’emozione di adottare un figlio. C’è un destino che unisce due persone che si amano al figlio che stanno aspettando”.
Ogni dubbio e incertezza, però, è sparita nel momento in cui mamma e papà hanno visto il viso di Marco: “Finalmente i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre fantasie avevano un volto: quello del nostro piccolo grande amore”. Nonostante al primo incontro il bambino fosse “Come un bambolotto terrorizzato, e noi eravamo due estranei per lui”.
Anche la prima notte è stata carica di paure. E alla terza – raccontano: “Marco pianse tra le braccia della mamma fino alle 2 di notte per poi abbandonarsi al sonno. Il mattino dopo il bambino si è svegliato con un gran sorriso e i suoi occhi erano senza paura. Pochi giorni ancora e sarebbe stato lui a saltarci in braccio”.
Una luna di miele
Il periodo di convivenza in Cina è stato fondamentale e bellissimo: “Un momento unico per noi tre – ricorda papà Mirco – con la possibilità di crescere insieme, solo noi, come famiglia. In Cina abbiamo fatto tutto quello che potevamo per goderci le giornate con nostro figlio, giocando e camminando sull’erba. Ora non vedo l’ora di tornare a casa la sera per abbracciare Marco che mi corre incontro!”.
Il rientro in Italia, in effetti, è stato un po’ duro, con la ripresa del lavoro e tutte le novità di organizzazione legate all’arrivo di un figlio, ma piano piano bambino e genitori hanno trovato il loro equilibrio, vivendo tutte le emozioni di un “nuovo inizio” il cui ricordo non passerà mai.
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