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Adozione Internazionale. Essere una famiglia… mondiale

Papà italiano, mamma dell’Ecuador e un figlio nato in Turchia. Ma è con l’arrivo della seconda figlia, adottata dalla Cina, che la famiglia è diventata veramente completa

Torino è la città in cui abitano, ma per arrivare lì ciascuno ha seguito strade parecchio differenti. Chi ha fatto meno strada è il papà, nato a Roma. La mamma, invece, arriva dall’Ecuador, mentre il figlio maggiore è nato a Istambul, in Turchia.
Difficile trovare una famiglia più internazionale di questa. Specie quando ad allargare ulteriormente i confini è arrivata Noa Jia da Xi’An, in Cina. Perché è vero che genitori e fratello maggiore erano già abituati a girare, ma “il viaggio verso la Cina è stato davvero speciale – racconta la mamma. Anche grazie alla presenza di Antonio, che, seppure ancora piccolo, in molte circostanze ha svolto un ruolo fondamentale nell’accogliere Noa Jia”

Arrivati da mille strade diverse

È stato, per esempio, proprio il figlio maggiore a rompere il ghiaccio nel momento del primo incontro con la sorella, avvicinandosi alla bambina, che a stendo tratteneva le lacrime, dandole il regalino che la famiglia aveva portato dall’Italia. Lentamente la piccola ha iniziato a interagire e anche se, tornati insieme in hotel, pianti e capricci sono rimasti la prima strada per riuscire a comunicare, “su consiglio delle psicologhe le abbiamo dato il tempo di sfogarsi e lentamente si è calmata”.
A piccoli passi si è costruito anche il rapporto tra fratello e sorella: “Inizialmente – raccontano i genitori – entrambi erano indifferenti l’uno all’altro. Ma è stato un comportamento naturale: Antonio, ancora piccolo, aveva bisogno di molte attenzioni; Noa Jia doveva conquistare spazi”. Ma non c’è voluto molto perché i due diventassero più legati, mangiando dallo stesso piatto”, seppure senza farsi mancare qualche gelosia, “come normale che sia tra fratelli”.
Una volta che Noa Jia ha iniziato a parlare un po’ di italiano, ha chiamato il fratello “gnagno”, che è il modo in cui si dice “fratello” in Ecuador. Per le parole “mamma” e “papà”, invece, non c’è stato bisogno di aspettare: “Le ha imparate subito”. Ma, in generale, conclude la mamma: “Abbiamo capito che sarà una grande chiacchierona. Ogni tanto si mette il pacchetto di fazzoletti vicino all’orecchio e lo usa come telefono per intavolare i suoi discorsi”.

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