Bambini afflitti da abbandono, guerre, povertà… “non sono un problema mio”. Il cambio radicale di prospettiva può arrivare solo dalla “mia paternità”: aprire il cuore all’altro mio figlio
“Sta capitando ad altri bambini, non riguarda mio figlio. Sono solo fatti di cronaca: sì, vi sono coinvolti bambini della stessa età di mio figlio ma non sono veri come lui”.
Forse, mai come in questi tempi ci siamo abituati. Certo, abbiamo fatto progressi. Ci indigniamo se offendono un negretto, soffriamo per i bambini vittime della guerra, sopportiamo il vicino di casa figlio di immigrati, ci commuoviamo per un bambino che rischia l’abbandono, ma sono sempre i bambini degli… altri.
“Per un altro bambino che soffre, occorre l’intervento dello Stato, l’assistenza pubblica, i volontari, ce ne sono tanti… ma sì, al massimo anche un po’ del mio superfluo.
Per mio figlio ci penso io”
Questa paternità-maternità, gioia immensa donatami da quel giorno, mutamento radicale di vita, forza tremenda, la costringo, mortificandola, a patrimonio esclusivo di “mio” figlio.
Ma perché il problema di quel bambino in difficoltà non riguarda un po’anche me?
È un bambino come lo è mio figlio.
La politica sociale qua non c’entra; le cause hanno determinato la situazione… sterile discussione. La sperimentazione di una soluzione o l’altra… parole inutili. Serve una sola cosa, e dipende da me: la mia paternità.
Aprire il cuore all’altro mio figlio. “Tutto di te, allora, mi riguarderà: sarò capace di agire, lottare se necessario”.
Cari bambini chiusi negli istituti, piccoli amici in difficoltà, come cambierebbe la Vostra vita se…
(Marco Griffini)
Per approfondimenti sulla spiritualità dell’accoglienza, vedi … ma Dio Tace.
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