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L’esercito della speranza

Le donne e gli uomini che con spirito di generoso altrui­smo si prendono cura di quanti sono in difficoltà sanno di dover testimoniare dappertutto il supremo comandamento dell’amo­re

Alcuni di voi hanno responsabilità in quelle grandi orga­nizzazioni cattoliche di aiuto, che con notevoli sforzi cerca­no di combattere la miseria presente nel mondo.
Schiere di uomini e donne, con spirito di generoso altrui­smo, si prendono cura di quanti sono in difficoltà e a essi dedicano tempo ed energie, a immagine del buon Sama­rítano, di cui parla il Vangelo, l’icona del cristiano che si fa prossimo del proprio fratello bisognoso (cfr. Lc 10, 30 ss).
Voglia Iddio che questo pacifico “esercito della speran­za” sempre più estenda la sua azione, con iniziative tese a tutelare i diritti umani, a soccorrere chi si trova in stato di necessità, a promuovere la cultura della solidarietà e la civiltà dell’amore.

Di fronte a questo confortante sviluppo degli organismi di assistenza, qual è l’apporto specifico che i cristiani sono chiamati a offrire? Essi, alla luce degli insegnamenti evangelici, sanno di dover testimoniare dappertutto e con ogni mezzo possibile il supremo comandamento dell’amo­re: “Amera il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza… Amerai il pros­simo tuo come te stesso (Mc. 12, 30-31)”.

Amare Dio e amare il prossimo: ecco la vocazione e la missione del credente.
L’amore per i fratelli discende dal­l’amore di Dio e può giungere a pienezza soltanto se si vive l’amore per Dio.
La filantropia, per quanto lodevole, si trova impotente davanti a talune umane miserie.
Quando resta fedele al mandato e all’esempio di Gesù, l’azione caritativa del cristiano diviene annuncio e testimo­nianza di Cristo che dona la sua vita, sana il cuore dell’uo­mo, ne cura le ferite causate dall’odio e dal peccato, reca a tutti la gioia e la pace.

Il mondo del volontariato, che raccoglie persone d’ogni estrazione sociale e di vari riferimenti culturali e religiosi, attende che i credenti apportino il loro specifico contributo. Se essi non avvertono quest’esigenza apostolica, rischiano di venir meno alla loro stessa missione evangelizzatrice d’essere “il sale della terra” e “la luce del mondo” (cfr. Mt. 5, 12-13).
Mi rivolgo pertanto a voi; cari testimoni della carità che vi ispirate al Vangelo. Avete ricevuto il dono della carità: siate consapevoli di essere i testimoni e i dispensatori di questo dono.

(Giovanni Paolo II)

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