Ogni bambino abbandonato dai genitori non chiede un ambiente per essere allevato e mantenuto, ma poter chiamare padre e madre qualcuno
È da qui che nasce, per la maggior parte delle coppie, la decisione di adottare un bambino; dal desiderio di realizzarsi in una relazione di maternità e paternità. Questa è anche l’ispirazione di ogni bambino abbandonato dai genitori: non chiede un ambiente per essere allevato, mantenuto, ma poter chiamare padre e madre qualcuno.
Così è capitato emblematicamente alla mamma di Anna il giorno in cui di sorpresa ha dovuto rispondere a una precisa domanda della figlia adottiva: “Chi è la mia vera mamma? Dov’è?”
La bambina era in macchina; come di solito, stava per sicurezza alle spalle della mamma, impegnata a guidare nel traffico intenso della città. “Semaforo rosso, finalmente posso voltarmi – commenta la signora – e guardare negli occhi la mia bambina”.
Sento di amarla tanto in questo momento. Anna mi guarda e con un sorriso mi dice: “Mamma la compriamo la pizza rossa mentre andiamo a casa?” Ecco chi è la mamma senza aggettivi per qualsiasi bambino. Mamma e bambino si riconoscono senza nessun “fare” nel reciproco guardarsi con gioia, con fiducia e con amore. E il Vaticano II nello schema dell’Apostolato dei Laici dice che uno dei primi doveri della coppia cristiana è di adottare tra i propri figli abbandonati e non semplicemente sul “sentire” delle coppie richiedenti. Diventa perciò sempre più cosciente un tipo di preparazione che non sia solo “corso di addestramento”, ma risveglio ed evidenziazione di un modo di pensare, di accogliere e di educare con amore che richiede un impegno permanente. Il “dopo adozione” deve dunque configurarsi a questo impegno. Evidentemente ogni padre e madre per passare dal piano biologico della natura a quello della virtù della paternità e della maternità come “mistero profondo di prossimità” con un bambino che è nato, ha bisogno dello stesso impegno permanente. I genitori che sviluppano con il figlio solo una relazione di tipo biologico, assomigliano alla coppia che adotta senza impegnarsi a offrire il prezioso insostituibile dono della maternità e della paternità.
(Carlo Grammatica, Ai.Bi.1987)
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