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I sentimenti contrastanti dell’animo umano sono segno di… “uno scorcio di paradiso”

Sperimentare una moltitudine di contrastanti, anche contrastanti tra di loro, è proprio dell’animo umano. Ma, lungi dall’essere una contraddizione, è un segno di come l’essere umano non sia fatto per questo mondo

“Sono vasto. Contengo moltitudini”. Walt Whitman non ha mai spiegato cosa intendesse realmente con questa famosa frase diventata universalmente nota, ma è difficile pensare che, in qualche modo, stesse cercando di esprimere il mistero fondamentale dell’anima umana: ovvero la coesistenza, all’interno di ogni uomo, di sentimenti e sensazioni differenti, spesso contrastanti se non in aperta contraddizione tra loro. Quante volte, per esempio, abbiamo provato alcune emozioni, salvo poi pentircene qualche tempo dopo, fino a chiederci addirittura come abbiamo potuto avere quel pensiero di cui ora ci vergogniamo…?

L’animo umano è un contenitore di moltitudini

D’altra parte, è propria dell’essere umano la caratteristica di contenere in sé “ogni sorta di sentimenti ed emozioni, in qualche modo troppo grandi per noi”. Ben prima di Whitman, Anche San Tommaso diceva, rivolto a Gesù: “Io credo, Signore, aiuta la mia incredulità!”. Analogamente, Sant’Agostino invocava “O Signore, rendimi casto, ma non ancora”.
Sono manifestazioni di cuori grandi che contengono desideri contrastanti, slanci verso la trascendenza e passioni più terrene che, una volta sconfitte, comprese o superate, rendono ancora più eroica la “santità”.
Si tratta di un’esperienza che tutti proviamo. Come racconta Fr. Michael Rennier in un articolo pubblicato su Aleteia.org: “Un particolare sentimento conflittuale che provo regolarmente è la nostalgia… Spesso ho difficoltà a lasciare un posto dopo aver trascorso del tempo lì”.
Rennier, per esempio, racconta di quando si è trasferito con la sua famiglia da Cape Cod a St. Louis, dello strazio nel lasciare la casa in cui erano nati i suoi figli e in cui aveva vissuto tanti ricordi, che pure conviveva con l’entusiasmo per “la fase successiva della vita”. Addirittura scrive: “Mi sentivo lacerato in due dal dolore di ciò che stavo lasciando alle spalle. Ogni giorno, anche se non cambierei nulla, piango la vita che ho lasciato lì”.
E questo sentimento si rinnova in tante altre occasioni: nel veder crescere i figli così in fretta, nel lasciare il posto in cui ogni anno trascorre il ritiro spirituale… La vita è un continuo “allontanarsi”, ma nello stesso tempo è un continuo poter essere entusiasti per ciò che di nuovo si va ad affrontare. Ed è proprio questo il trucco che si può utilizzare contro la nostalgia, che è “come una freccia che ti ferisce il cuore, ma sei grato per la ferita perché significa che hai provato la sensazione di casa e la ami così tanto che fa male lasciarla alle spalle. Cosa sarebbe la vita senza quei momenti?”

Un scorcio di Paradiso

Ecco, allora, la domanda fondamentale di questa riflessione: non è che il fatto che l’animo umano sia capace di sperimentare una moltitudine di emozioni sia segno che non siamo fatti per questo mondo? Infatti, afferma Rennier: “Siamo stati fatti per il Paradiso. Anche se il Paradiso in qualche modo si riversa nella nostra esistenza quotidiana e si riempie nei nostri cuori, non abbiamo ancora sperimentato il Paradiso come l’esperienza più completa di casa. Non abbiamo sentito tutto il peso della sua bellezza”.
Ecco, allora, che la nostalgia è il frutto dell’esperienza di “uno scorcio di paradiso”; uno sguardo che è molto reale ma fugace, inafferrabile.
“L’anima umana è più capiente delle galassie. Conteniamo moltitudini ma, dentro di noi, tutto si risolve nel miracolo di essere vivi, di essere creature fisiche che camminano sulla terra per un breve periodo e poi, in qualche modo, trovano una casa eterna. L’anima umana, piena della grazia di Dio, è un fuoco divorante, un roveto ardente che non si riduce mai in cenere, una fucina in fusione da cui emerge una spada più forte dell’acciaio, luminosa e tenera, un artefatto di vita e di morte, una forma piena fino a traboccare. Dentro di noi, gli spigoli vivi vengono spezzati e lucidati fino a diventare un gioiello prezioso. Non lo scambierei per nulla al mondo”.

[fonte aleteia.org]

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