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Le belle storie di adozione dalla Cina. Che oggi un’assurda burocrazia non consente di tornare a scrivere

An Da Yu è arrivato in Toscana dalla Cina, qualche anno fa. Ha subito imparato l’italiano e pure il toscano, “come se fosse sempre stato qui”. Una storia bellissima che contrasta con la situazione di chi oggi, da ormai 4 anni, non può andare a prendere quel figlio già abbinato che li sta aspettando

Un bambino cinese… che parla toscano meglio di un papà originario della Basilicata. È questo il paradossale groviglio linguistico, divertente ma che nasconde in sé un significato enorme, che racconta la storia di Rosario e Barbara, papà e mamma di An Da Yu, adottato dalla Cina.
Rosario è originario di Potenza, ma da tempo vive in Toscana con la moglie. “In tanti anni non sono riuscito a impararlo” [il toscano n.d.r.] e ormai mi sono rassegnato – racconta. Da quando An Da Yu è arrivato, non solo iniziare a parlare italiano è stato uno scherzetto, ma anche il fiorentino è scaturito immediato: parla anche con la ‘c’ aspirata”.

Una storia a lieto fine

Questa predisposizione è conseguenza della sua curiosità. Racconta Barbara: “Osserva tutto e non si dimentica niente. Nemmeno i percorsi stradali in città: se siamo in auto e mio marito cambia strada per andare in un posto conosciuto, An Da Yu glielo fa subito notare e a volte cerca anche di consigliare il percorso migliore!”.
An Da Yu è arrivato da Xi’An, inserito nelle liste dei bambini “special needs” per una malformazione alla mano sinistra. “Ma questo non è mai stato un problema – sottolineano i genitori. Il bambino riesce a cavarsela in tutto quello che fa e al momento non manifesta grosse difficoltà”.
Lo ha dimostrato subito, fin dai primi giorni in cui, rientrati in Italia, Rosario si è trovato a dover gestire il bambino mentre la moglie era colpita da una brutta broncopolmonite. Preso tra incombenze burocratiche e le complessità familiari di chi da un giorno all’altro vede la famiglia crescere di un membro, in barba ai consigli dell’équipe psicosociale, che aveva consigliato di tenere il bambino a casa per aiutarlo ad ambientarsi gradatamente, lo ha portato a un asilo nido vicino casa. Lì, An Da Yu è presto diventato l’idolo degli altri bambini, mentre le maestre lo hanno preso subito in simpatia. “Insomma, per la nostra esperienza – racconta Rosario – è stato un successo e lo consiglio a tutte le famiglie adottive”.
Dopo l’asilo, An Da Yu ha proseguito il percorso scolastico alle elementari e giorno dopo giorno il suo inserimento nella nuova realtà è andato sempre meglio: “È stato incredibile – concludono i genitori. Come se An Da Yu fosse sempre stato qui!”

La situazione delle coppie “sospese” dell’adozione in Cina

Questa bella storia se da un lato riempie il cuore di gioia per una famiglia nata e cresciuta grazie all’Adozione Internazionale, dall’altro fa venire rabbia pensando a tutte le storie che per ritardi, burocrazie, Covid e, oggi, non si sa bene quale altro impedimento, ancora non si riescono a scrivere.
Come la storia di Cecilia, Giovanni e il loro primo figlio Angelo, che da quattro anni aspettano di poter andare a prendere Matteo, il fratellino che li aspetta, in Cina; ed è quella di Lucia e Marco, anche loro con già un figlio adottato dalla Cina, ma che nel Paese hanno anche un’altra figlia, che ancora non possono andare a prendere ma che riescono a sentire abbastanza spesso, sentendosi dire che, nonostante i 4 anni di attesa, lei li sta aspettando e sa di avere una famiglia, in Italia, pronta ad accoglierla.

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