Tante volte ciascuno di noi vorrebbe che le cose andassero in un determinato modo, specie di fronte alla sofferenza. Ma sono proprio queste occasioni che ci possono insegnare ad affidarci a Gesù, guardando alla croce
È capitato a quasi tutti i genitori di assistere impotenti a un episodio di malattia o di sofferenza dei propri figli. A volte si tratta di momenti estemporanei, che passano con il tempo senza ulteriori strascichi; altre, purtroppo, sono percorsi lunghi e difficili che mettono seriamente alla prova. Anche nei primi casi, però, quei momenti vissuti tra la paura e la sensazione che nulla si possa fare per il proprio figlio, possono essere occasioni per pensare alla propria vita e alla sofferenza.
L’impotenza di una mamma di fronte alla malattia dei figli
Così succede a una mamma di fronte alle convulsioni del suo piccolo di 10 mesi dovute alla febbre. Convulsioni che si risolvono senza ulteriori problemi, ma che portano la mamma, successivamente, a riflettere sulla lezione che Gesù le ha dato lungo tutto il corso della sua vita. Una “lezione” che racconta di come la vita non le appartenga, perché non è lei ad averne il pieno controllo, così come nessun altro può averlo sulla propria.
Ciascuno ha un progetto diverso per la propria vocazione, per il proprio lavoro, la propria famiglia… Ma le cose, poi, vanno in maniera differente, e ogni volta è come se Gesù ci mostrasse come i nostri piani siano inadeguati, miopi e infruttuosi rispetto ai Suoi. Per questo, a ogni “curva” della vita bisogna imparare ad appoggiarsi a lui, piuttosto che a fare affidamento solo sulle proprie convinzioni e su ciò che noi avremmo voluto accadesse.
In questo processo di ascolto, discernimento e preghiera, si scopre appagamento anche nelle “croci”, nelle sofferenze e nelle grazie che quotidianamente riceviamo.
Nessuna mamma sceglierebbe volontariamente che il proprio figlio abbia le convulsioni, così come tante non avrebbero programmato la nascita dei figlio o il proprio matrimonio nella maniera in cui le cose, poi, sono realmente accadute. Ma lo stesso vale per le cose più piccole: ogni occasione è buona per “affidarsi a Gesù”.
Così, arrivati a sera, è bene voltarsi indietro e chiedersi a cosa ci si è “appoggiati” di fronte alle difficoltà della giornata, se a ciò che era più facile e più comodo, o se siamo stati capaci di arrenderci a Gesù, consapevoli che nella nostra piccolezza e pur con i nostri errori possiamo imparare ogni volta ad affidarci. Possiamo guardare Gesù, appeso impotente alla croce, in obbedienza al Padre e a nome di tutti noi.
[fonte: aleteia.org]
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