“Salima è mia figlia.”
“E chi lo dice?”
“Nessuno, anzi, lo dico io.”
“Beh, ti pare sufficiente? Chi sei tu per affermarlo?”
“Ribadisco: nessuno, anzi, sono qualcuno, sono la mamma di Salima. Sono la mamma di tutti quei figli e, se non ci credi, sta a te dimostrare il contrario.”
“Bene, diciamo che sei la mamma di Salima… allora spiegami perché non c’eri? Dov’eri?”
“Hai ragione. Avrei dovuto esserle accanto, avrei dovuto consolarla nelle lunghe e dolorose notti, avrei dovuto accoglierla nel mio abbraccio, avrei dovuto giocare con lei, avrei dovuto cucinarle il suo piatto preferito, avrei dovuto coccolarla, avrei dovuto guardarla, avrei dovuto aiutarla a sostenere il peso della sua meravigliosa testolina, avrei dovuto insegnarle a catturare la luna, avrei dovuto accarezzarle il viso, avrei dovuto baciarle la fronte, avrei dovuto inondarla di larghi sorrisi, avrei dovuto dissetarla, avrei dovuto tenere la sua manina nella mia, avrei dovuto stringerla a me, avrei dovuto proteggerla, avrei dovuto… avrei voluto… ma, questa volta, non ho potuto: perdonami, figlia mia.”
“Salima, perdonali perché non sanno quello che fanno…”
10/12/2004 – 15/04/2013 Salima, affetta da idrocefalo, muore sola, abbandonata e figlia di nessuno, in un istituto marocchino.
Mi riconoscerai… ci riconosceremo,
Valentina, tua mamma
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