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Storie di accoglienza. “Quando mi portate a casa?”

“Abbiamo chiesto a Victor quanto sarebbe stato contento di rivederci l’indomani. Lui, pur sapendo contare solo fino a 10, ci ha detto ‘100 volte!’”

La famiglia Bubbico è una “comune” famiglia italiana che ha aperto il suo cuore e le porte di casa a un figlio adottivo che ha stravolto la loro vita. Il loro racconto testimonia la bellezza dell’adozione attraverso emozioni e sensazioni di una scelta unica che si può prendere nella vita.

Il primo incontro con Victor 

Victor era in istituto, teso e nervoso, perché ci vedeva per la prima volta ed era circondato da assistenti sociali, psicologa e direttrice del centro. Ma è bastata quell’ora, che subito dopo le presentazioni abbiamo trascorso insieme, per innamorarci noi di lui e lui di noi”, ha spiegato la mamma Mary. “Ci ha cambiato la vita, ha dato un senso alle nostre esistenze. È lui che ha adottato noi, è lui che ci ha salvato, è lui che si è donato a noi aprendoci la porta del suo cuore e fatto scoprire il vero senso della felicità”.

Le prime parole

La prima parola che Victor ha imparato è stata “aiutami”, in italiano. Così come le prime che hanno imparato papà Lorenzo e mamma Mary in russo sono state “спасибо (spasibo/grazie)” e “чудо (chudo/miracolo)”.
“Abbiamo chiesto a Victor quanto sarebbe stato contento di rivederci l’indomani. Lui, pur sapendo contare solo fino a 10, ci ha detto ‘100 volte!’”, spiega papà Lorenzo.

Il secondo incontro

Quando mamma e papà Bubbico sono tornati in istituto Victor li ha guardati e ha chiesto “Quando mi portate a casa?’. Si, a casa. Perché Victor ha sempre saputo nel suo cuore che quell’istituto non era la sua vera casa. Sapeva che casa è dove ci sono una mamma e un papà che ti amano incondizionatamente e che ti hanno aspettato e cercato fino a trovare proprio te.

I toccanti ricordi 

Tra i ricordi più toccanti di mamma e papà Bubbico c’è anche uno sguardo: quello soddisfatto del giudice del Tribunale. “La sera prima di ripartire per l’Italia, ci siamo incontrati casualmente in un ristorante. Noi eravamo seduti al nostro tavolo con Victor e il giudice in tavolo vicino ci ha osservato per tutta la cena: voleva capire se aveva preso la giusta decisione affidandoci il piccolo Victor. Il suo sguardo finale, prima di andare via, non lo dimenticheremo mai: era di conferma e di soddisfazione. Victor aveva trovato una famiglia che lo amava”.

Il dono di Dio

“Victor è un dono di Dio: ogni giorno con il suo sguardo gioioso ci insegna cose nuove ma una su tutte: che si può crescere come persone nell’immenso amore che si può provare nei confronti di un figlio. E non importa quanto hai dovuto aspettare e patire: alla fine la gioia indescrivibile che provi nell’abbracciarlo e nel guardarlo dritto nei suoi occhietti, ti ripaga di tutto. Ora esiste un “noi” e questo è il più bel dono che la vita potesse farci: un figlio adottivo. Lui è un dono per noi più di quello che possiamo essere noi per lui”.

Il pensiero per le coppie che si avvicinano all’adozione

“A chi è scoraggiato e impaurite dai tempi e dalle difficoltà diciamo: non fatevi intimorire. La strada a volte è lunga e in salita. Ma avere in casa un bambino adottivo è il miglior dono che lui può farvi. Non chiudetegli la porta: spalancatela all’amore”.

Informazioni e domande sull’adozione internazionale

Chiunque volesse maggiori informazioni sull’adozione internazionale può contattare l’ufficio adozioni di Ai.Bi. scrivendo un’e-mail a adozioni@aibi.it o visitare la pagina dedicata del sito internet.

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