Salta al contenuto Skip to sidebar Skip to footer

Giacomo Poretti: “Dietro la scoperta di Dio non può mai esserci tristezza, qualunque cosa ci succeda”

Oltre ad essere un grande comico italiano, Giacomo Poretti è un uomo di fede: un uomo la cui vita è stata segnata da due sacerdoti che sono stati parte fondamentale del suo percorso di crescita artistica e umana 

Giacomo Poretti, conosciuto al grande pubblico per essere parte del trio “Aldo, Giovanni e Giacomo”, non è soltanto un attore comico che da oltre trent’anni diverte l’Italia. La vocazione teatrale lo ha aiutato a ritrovare il senso dell’esistenza, anche grazie al ricordo di due sacerdoti che sono stati parte della sua vita artistica e di fede. Per il sito “Uniti nel dono”, il giornalista Stefano Proietti ha intervistato Giacomo Poretti.

La storia tra Giacomo Poretti e la fede

Il parroco della chiesa che frequentava Giacomo da piccolo, fece scoprire lui la passione per il teatro. “L’oratorio aveva una tradizione molto radicata e noi ragazzini, dalla prima elementare in poi, dopo la scuola e nel fine settimana eravamo lì: si poteva giocare a calcio, c’erano spazi tutti nostri e c’era perfino un piccolo teatro-cinema. Don Gian Carlo era giovanissimo e si occupava di quasi 300 ragazzi, era innamorato del teatroe ogni anno allestiva almeno un paio di spettacoli, attingendo per il cast alle persone del paese. Tutti andavano a vedere quegli spettacoli e un anno fui scelto anch’io, insieme ad altri due ragazzini, per interpretare il ruolo di un bambino. A lui devo la scoperta di questo serissimo gioco, che è il teatro, perché mi insegnò a stare sul palco, come muovermi, come dire le cose e vincere la paura della scena. Fu bellissimo”, spiega l’attore.

Poco dopo, però, il rapporto con la Chiesa e con la fede iniziarono a vacillare… Ma tutto cambiò con l’arrivo di un secondo sacerdote nella vita del giovane Giacomo. “All’età di 44 anni, precisamente nel 2000, insieme ad Aldo e Giovanni fui invitato a presentare il film “Chiedimi se sono felice” al Centro Culturale San Fedele di Milano. Accettammo non senza qualche perplessità ma l’incontro col Direttore del Centro, il gesuita padre Eugenio Bruno, fu una folgorazione. Da quella serata in poi io e mia moglie Danielainiziammo a frequentarlo regolarmente e padre Eugenio è stato nostro padre spirituale finché è stato in vita, nel 2011. Ci ha sempre legato a lui un rapporto speciale. Anche altri padri gesuiti, però, sono entrati profondamente nella nostra vita famigliare: padre Guido Bertagna, padre Carlo Casalone, padre Claudio Barreca, solo per citare i primi tre nomi che mi tornano alla mente ma ce ne sono tanti altri, sacerdoti e anche suore che porto nel cuore, nonostante la mia vita mi porti a stare spesso lontano da casa”, continua Poretti.

L’esperienza artistica del comico

L’esperienza artistica di Giacomo Poretti è stata profondamente segnata dalla sua ricerca spirituale e dalla sensibilità religiosa, sia nei suoi libri che a teatro. A tal proposito, l’attore ha provato a rispondere alla domanda “Quale può essere il ruolo dell’arte e di far ridere nella ricerca del senso della vita?”: “Il vero esercizio artistico, nelle sue diverse forme, è sempre una ricerca del senso della vita; altrimenti diventa puro estetismo o decorazione, non arte. E la comicità non fa eccezione: anch’essa ti indirizza verso un senso profondo. Svelando certi meccanismi quotidiani può far riflettere sul senso delle cose che facciamo e può correggere”.

A partire da 2019, Poretti insieme a Luca Doninelli e Gabriele Allevi ha preso in gestione, col progetto deSidera, il Teatro Oscar di Milano. “Milano è una città che ha più di 50 teatri, ma noi pensiamo che il teatro fatto in un certo modo debba aiutarci a riflettere su quello che facciamo, uscendo dal vortice della frenetica attività in cui siamo tutti immersi ogni giorno. Cerchiamo tutti ansiosamente il benessere ma rischiamo di perdere il senso del nostro agire e la vocazione specifica del teatro può essere esattamente quella di interrogarci sul senso delle cose che facciamo”, ha dichiarato Giacomo.

Alla domanda del giornalista Stefano Proietti “Che ne pensi della frase “Dio è una cosa seria… mica triste””, Poretti ha risposto così: “La comicità è una cosa da ridere, ma è serissima, mi viene da dire ribaltando questa affermazione, che naturalmente condivido. Dietro la scoperta di Dio non può mai esserci tristezza, qualunque cosa ci succeda: quello che percorriamo è sempre un tragitto che conduce a qualcosa di più grande, di eterno. La tristezza è quella che coglie l’essere umano quando vive la sua temporalità come una mancanza irreparabile. Triste sarebbe se dopo la morte non ci fosse più nulla, ma la fede ci insegna che non è così”.

La comunicazione con i figli

In conclusione, ha parlato dell’importanza della comunicazione nei confronti dei figli e della difficoltà, ai giorni nostri, di educarli alla fede: “La difficoltà non è grande, ma grandissima. Viviamo in un periodo storico in cui la questione della fede è relegata al di fuori delle priorità, se non addirittura accantonata o derisa. Con nostro figlio io e Daniela abbiamo cercato di trasmettergli questi valori, ovviamente nella libertà delle persone: lui deciderà cosa fare. Io stesso, lo dicevamo prima, a un certo punto del mio percorso mi sono allontanato, ma la cosa importante è che rimanga sempre nel cuore questa nostalgia, questo dubbio, questa sensazione che manchi qualcosa. Quella curiosità che ci porta a chiederci chi ci ha fatti, a quale scopo. Se non muore questa domanda, siamo per metà salvi”.

Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.


DONA ORA