Salta al contenuto Skip to sidebar Skip to footer

Storie vere di accoglienza. La riflessioni di un papà prima, durante e dopo l’adozione (2)

Prosegue la riflessione di un papà sul tema dell’adozione, esplorando la relazione con il proprio figlio che cresce e si costruisce giorno dopo giorno. Con la certezza che i figli non sono “nostri”, ma tutti del Signore

Dopo aver raccontato dell’amore, il matrimonio e la speranza di una famiglia; della scoperta dolorosa della sterilità, ricompresa, poi, all’interno di una “nuova via” che si apre con l’adozione, proseguono le riflessioni di un papa sull’adozione, soffermandosi sul rapporto con il proprio figlio.
La prima parte della riflessione si può leggere QUI

Finalmente padre, finalmente figlio!

Nostro figlio aveva 10 mesi al momento dell’incontro.
Troppo piccolo per conoscere il suo vissuto, i suoi ricordi. Forse il suo inconscio ci rilascerà qualcosa in futuro.
Nel corso del primo incontro abbiamo registrato in lui un sentimento di sgomento e di iniziale perplessità, riteniamo dovuto alla novità e al cambiamento. In fin dei conti, chi sono e cosa vogliono questi due sconosciuti? Difficilissimo strappargli una risata, qualche sorriso che pian piano è divenuto più frequente, insieme alla nostra percezione di piacergli, di essere accettati in quel momento. Ricordo ancora la tenerezza nell’abbracciare quel corpicino e tenere la sua testolina sulla mia spalla.
Finalmente padre, finalmente figlio! Che completamento grandioso
La notizia dell’età ci ha lasciati sorpresi e sbigottiti, preparati come eravamo a uno o più figli in età prescolare, pronti a dialoghi e spiegazioni; ecco, invece, una felice retromarcia a biberon, pannolini e pappine!
Personalmente ritengo che la permanenza all’estero per 54 giorni abbia contribuito fortemente alla creazione del nostro nucleo famigliare. I momenti più belli sono stati l’osservazione degli enormi progressi fatti da Juan dal momento del suo arrivo in albergo con noi.
Indimenticabile il primo risveglio la mattina seguente all’arrivo nel nuovo ambiente: sorrisi dispensati generosamente a mamma e papà. Le difficoltà sono state tante: da soli in Bolivia, per molto tempo e per la prima volta genitori. Le fatiche sono state essenzialmente fisiche, ma quante soddisfazioni e quale ricompensa! Sinceramente ci prepariamo con mille dubbi e mille domande all’adolescenza, ancora lontana per il momento; con la certezza, però, dell’amore per nostro figlio e del fatto che sia per noi un dono di Dio, e con il desiderio di potergli trasmettere la fede. L’assenza dei suoi genitori – scomparsi – la viviamo con tranquillità, ma con la curiosità di aver voluto vedere – nella mia fantasia anche per un solo istante – come siano e perché abbiano abbandonato il loro figlio.
In questo riesco a comprendere, se avverrà, il desiderio che potrà avere Juan, quando avrà la capacità di capire e comprendere, di conoscere le sue origini e la sua storia. L’atteggiamento nostro sarà di non demonizzazione verso i suoi genitori biologici. Io sono un padre adottivo proprio grazie a loro che lo hanno messo al mondo, gli hanno donato la vita. Difficile capire cosa possa passare per la testa di qualcuno nel momento di disperazione in cui avviene l’abbandono. Non so e non riesco a immaginare quali sentimenti e quali emozioni potrà provare Juan verso di loro.

La nostra relazione con Juan

La tentazione più comune è quella di protezione. A mente lucida forse esagero anche nel “troppo”, ma il pensiero che prima non ci sia stato nessuno a farlo mi sgombera qualsiasi dubbio. Cedimenti e sbagli ce ne sono sicuramente tanti, ma anche la coppia evolve e matura in questo. Salvo qualche eccezione, ci ritroviamo essere univoci e concordi, in perfetta sintonia, nel dare risposte o motivazioni.
I miei limiti più evidenti ritengo siano l’eccesso di severità e la poca pazienza; ma ai miei limiti è sempre offerta una nuova possibilità di riscatto: un figlio, in fin dei conti, è una vera e propria “palestra” per allenarsi nella pazienza. I gesti più incisivi sono i baci e gli abbracci, lo hanno rassicurato e rinforzato; in particolare baci e coccole tra me e mia moglie infondono felicità in Juan. Altro gesto importante è quello della consolazione: Juan pare sia stato precedentemente accostato a tale esperienza.
Penso che il significato profondo dell’accoglienza di un figlio non nato da noi trovi risposta nel fatto che i figli sono del Signore e non nostri: in fin dei conti la prima apertura all’accoglienza è stata quella di Maria e Giuseppe, duemila anni fa.

Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.


DONA ORA